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Il caso in accumulo: 34 anni, 42.000 euro

Quando il patrimonio è piccolo il risparmio sui costi conta meno di quello che si crede. Contano l’allocazione, la liquidità ferma e una deduzione fiscale che quasi nessuno usa.

Il caso da 150.000 euro racconta un portafoglio già costruito, dove il lavoro consiste soprattutto nel togliere costi. Questo racconta la situazione opposta: poco patrimonio, molto tempo davanti. Le due cose richiedono un’analisi diversa, quindi le mostro separate.

Un avvertimento, prima dei numeri

Il caso qui sotto è inventato. Non è il portafoglio di un cliente reso anonimo: è una situazione costruita da me per mostrare il metodo, con importi tondi e strumenti descritti per categoria e non per nome. I calcoli, invece, sono quelli veri, con le stesse formule e le stesse ipotesi che userei sul tuo caso. Nulla di quanto segue è una raccomandazione di investimento.

E l’analisi vera non esce da questa pagina. Sui tuoi numeri la preparo con gli strumenti della piattaforma IO+ di IoInvesto SCF, la società per conto della quale svolgo la consulenza in materia di investimenti. Il metodo resta questo — costi letti dai KID, composizione reale, confronto a parità di allocazione — ma impaginazione, grafici e ordine delle pagine del documento che ricevi possono essere diversi da quelli dell’esempio.

Il documento, nove pagine

Puoi scaricarlo adesso, senza lasciare la mail e senza registrarti. È la versione breve dell’analisi, compilata su questo caso. Quella sui tuoi numeri nasce dagli strumenti di IoInvesto SCF: la veste può essere diversa.

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Il caso: 42.000 euro, collocati in modo poco efficiente

Trentaquattro anni, dipendente, reddito lordo di 34.000 euro l’anno. Vive con circa 1.900 euro al mese. Ha iniziato a risparmiare quattro anni fa, con un piano di accumulo aperto allo sportello. Non ha un fondo pensione. La casa è in affitto e per ora resta così.

Dove sono i soldiImportoCostoRende
Conto corrente€ 24.00034,20 € di bollozero
Conto deposito vincolato€ 6.0000,20% di bollo2,00% lordo
Fondo bilanciato di banca, 50/50€ 12.0001,85%—
Totale€ 42.000€ 268 all’anno—

Più un versamento automatico di 200 euro al mese sullo stesso fondo bilanciato. Le spese correnti sono quelle scritte nel KID dello strumento: l’1,85% sta sotto la mediana dell’1,80% misurata sui 719 KID di fondi collocati in Italia che ho letto nel 2026, quindi non è un caso estremo. Come ho fatto la misurazione →

La diagnosi: il costo è il problema più piccolo dei quattro

In sostanza, quanto pesa davvero l’1,85% su un patrimonio di questa dimensione? Un portafoglio da 42.000 euro con l’1,85% di spese correnti perde 222 euro l’anno di commissioni, che a prima vista non sembrano molti. È il motivo per cui su patrimoni piccoli la discussione sui costi lascia spesso indifferenti. Il punto è che a trentaquattro anni il costo non è una tassa annuale: è un tasso di interesse pagato per trent’anni. Nel conto in fondo alla pagina si vede quanto pesa davvero. Prima però vengono tre cose che pesano allo stesso modo o di più.

1 · Trentamila euro fermi, che perdono terreno ogni anno

Con 1.900 euro di spese al mese, la riserva che deve restare liquida è intorno a 11.400 euro, sei mesi di spese. Quella parte va preservata: serve perché un guasto o un mese senza stipendio non costringano a vendere nel momento peggiore. Gli altri 18.600 euro sono fermi senza un motivo.

Il conto deposito rende il 2,00% lordo, che al netto del 26% di imposta e dello 0,20% di bollo diventa 1,28%. Con l’inflazione al 2% quel capitale perde circa mezzo punto di potere d’acquisto ogni anno. Non è un disastro: è una perdita lenta, che non compare in nessun estratto conto perché il numero sul conto non scende mai.

2 · Un portafoglio 50/50 a trentaquattro anni

Il fondo bilanciato tiene metà in azioni e metà in obbligazioni. È un’allocazione che ha senso per chi deve usare i soldi fra cinque o sei anni. Qui l’orizzonte è di trent’anni, quindi la parte obbligazionaria non sta riducendo un rischio: sta riducendo il rendimento atteso, in cambio di una tranquillità che a questa età serve poco. Come si sceglie l’allocazione →

Nel conto più sotto questa leva vale 49.873 euro: più di tre volte quello che vale investire la liquidità.

3 · L’1,85% pagato per trent’anni

Il fondo bilanciato ha spese correnti dell’1,85%. Un portafoglio indicizzato con la stessa esposizione costa lo 0,20%. La differenza è di 1,65 punti l’anno, che su 12.000 euro fanno meno di 200 euro. Su trent’anni di versamenti però la stessa differenza vale 101.403 euro. È la leva singola più pesante di tutte e quattro. Il motivo è che il costo si paga ogni anno sull’intero montante, quindi cresce insieme al capitale. Dove si nascondono i costi →

4 · Nessun fondo pensione, con un’aliquota marginale del 33%

Con 34.000 euro di reddito lordo l’ultimo euro guadagnato è tassato al 33%, perché dal 1° gennaio 2026 gli scaglioni sono tre: 23% fino a 28.000 euro, 33% da 28.001 a 50.000, 43% oltre. I contributi versati a un fondo pensione si deducono dal reddito fino a 5.300 euro l’anno (D.Lgs. 252/2005), quindi spostare lì i 200 euro al mese fa risparmiare 792 euro di IRPEF ogni anno.

Vale la pena guardare il rovescio della medaglia, perché esiste. I rendimenti del fondo pensione sono tassati ogni anno al 20%, mentre quelli di un ETF si tassano solo alla vendita: è una zavorra che nel lungo periodo si sente. I soldi restano vincolati fino alla pensione, salvo le anticipazioni previste dalla legge. In compenso la prestazione finale è tassata con un’aliquota che scende dal 15% al 9% a seconda degli anni di adesione, contro il 26% di un investimento ordinario. Come si giudica un fondo pensione →

Messe tutte insieme queste voci, il fondo pensione vince: nel conto qui sotto vale 36.386 euro. Ma vince di misura, non per distacco. È il motivo per cui la risposta «apri un fondo pensione» data senza guardare l’aliquota marginale di chi la riceve è una risposta non fondata. Con il 23% di marginale il conto si ribalta.

Il conto: una leva alla volta

Questa è la parte che di solito manca. Non «quanto avresti in più», ma da dove viene ogni singolo euro di differenza, aggiungendo una correzione per volta e lasciando ferme tutte le altre. Lo sforzo mensile resta lo stesso in ogni riga: 200 euro.

Cosa cambiaFra 31 anni, al netto delle imposteDifferenza
Come sta oggi€ 183.638—
Investe i 18.600 € fermi€ 197.383+ € 13.745
Allocazione 80/20 invece di 50/50€ 247.257+ € 49.873
Costo 0,20% invece di 1,85%€ 348.660+ € 101.403
I 200 al mese al fondo pensione€ 385.045+ € 36.386
Differenza totale€ 385.045+ € 201.407

Un numero così grande va guardato con sospetto, quindi dico subito da dove viene. Non viene da un consulente bravo: viene da trentun anni di capitalizzazione applicata a quattro decisioni prese all’inizio. La riga «come sta oggi» assume che per trent’anni non cambi nulla, il che è irrealistico — nessuno lascia trentamila euro sul conto per tutta la vita. Serve a misurare l’inerzia, non a prevedere il futuro. Se la persona sistemasse tutto da sola fra cinque anni, la differenza si ridurrebbe di parecchio.

Le ipotesi, scritte

Sono le stesse del caso da 150.000 euro, così i due documenti si possono confrontare.

IpotesiValore
Rendimento lordo atteso azionario7,0% l’anno
Rendimento lordo atteso obbligazionario3,0% l’anno
Liquidità2,0% lordo
Inflazione2,0% l’anno
Imposta su plusvalenze26%, applicata alla vendita finale
Fondo pensionecosti 0,35%, imposta 20% annua sui rendimenti, prestazione al 10,2%

Scenario deterministico: un rendimento medio costante, che nella realtà non esiste. Serve a confrontare due scelte fra loro, non a dire quanto ci sarà davvero sul conto nel 2057. Il fondo pensione è calcolato con la stessa esposizione azionaria del confronto, per non falsare il confronto a suo favore.

La parte che il conto non misura

Tutto quello che sta qui sopra pesa quattro decisioni prese oggi. Non pesa le trenta decisioni che arrivano dopo: il mese in cui il mercato scende del venti per cento e la tentazione è fermare il versamento, il cambio di lavoro, il mutuo, il figlio. Su un orizzonte di trent’anni la differenza fra chi riesce a non toccare niente e chi si spaventa a metà strada è più grande di tutte e quattro le leve qui sopra messe insieme. Non so metterla in euro e preferisco non inventarmi un numero per venderla.

E la parcella? Il conto sui costi, per intero

Su 42.000 euro una consulenza continuativa costerebbe il minimo di tariffa, 500 euro più IVA, contro i 222 euro l’anno di commissioni che si risparmiano cambiando strumenti. Sui soli costi, quindi, il conto non è favorevole: è giusto dirlo prima, non dopo, e lo dico io senza che tu debba chiederlo.

Il punto è che il risparmio sui costi è metà del lavoro, e in un caso come questo nemmeno la metà più pesante. L’altra è la scelta degli strumenti, e sono due domande distinte: qual è il migliore in assoluto e qual è il migliore per te. Nessuna delle due si vede in una tabella di costi.

01 · EfficientiDue strumenti sulla stessa esposizione non sono la stessa cosa Sullo stesso indice cambiano la tracking difference reale, il domicilio fiscale e quindi le ritenute sui dividendi, la dimensione del fondo e il rischio che venga chiuso o fuso. Per chi accumula pesa anche la scelta fra accumulazione e distribuzione, che cambia la fiscalità e l’effetto della capitalizzazione su trent’anni.
02 · Adatti a teLo strumento migliore in astratto può essere quello sbagliato per te A trentaquattro anni, con un versamento mensile e una casa forse fra sei: quando ti servono i soldi decide tutto il resto, come versi conta quanto il TER — costi di transazione e taglio minimo dell’operazione — e quanta discesa reggi senza vendere vale più di qualsiasi ottimizzazione: un piano perfetto abbandonato a metà strada rende meno di uno modesto portato a termine.

E nessuno mi paga per indirizzarti verso uno strumento invece che verso un altro: è il motivo per cui, qui, la domanda «qual è il migliore per me» può avere una risposta onesta.

A questi si aggiunge quello che succede negli anni: i pesi che derivano, le minusvalenze che scadono, il versamento che aumenta con lo stipendio, e il primo mercato che perde il 30%, che è il momento in cui i piani si abbandonano. Quanto valga tutto questo lo sai solo tu, e cambia da persona a persona: non c’è una cifra di patrimonio che possa deciderlo al posto tuo.

Quello che posso dirti è che la scelta si fa un anno alla volta. A fine anno rinnovi se ti è servito, e se non ti è servito non rinnovi: nessun vincolo di durata, nessuna penale, niente da riscattare. Come funziona e quanto costa →

Cosa questa pagina non dice

Nota: il caso presentato in questa pagina è costruito a fini illustrativi e non costituisce consulenza, raccomandazione o sollecitazione all’investimento. Roberto Cavallo è iscritto all’Albo unico dei consulenti finanziari, sezione consulenti finanziari autonomi (matricola n. 643293).

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