Quando il patrimonio è piccolo il risparmio sui costi conta meno di quello che si crede. Contano l’allocazione, la liquidità ferma e una deduzione fiscale che quasi nessuno usa.
Il caso da 150.000 euro racconta un portafoglio già costruito, dove il lavoro consiste soprattutto nel togliere costi. Questo racconta la situazione opposta: poco patrimonio, molto tempo davanti. Le due cose richiedono un’analisi diversa, quindi le mostro separate.
Il caso qui sotto è inventato. Non è il portafoglio di un cliente reso anonimo: è una situazione costruita da me per mostrare il metodo, con importi tondi e strumenti descritti per categoria e non per nome. I calcoli, invece, sono quelli veri, con le stesse formule e le stesse ipotesi che userei sul tuo caso. Nulla di quanto segue è una raccomandazione di investimento.
E l’analisi vera non esce da questa pagina. Sui tuoi numeri la preparo con gli strumenti della piattaforma IO+ di IoInvesto SCF, la società per conto della quale svolgo la consulenza in materia di investimenti. Il metodo resta questo — costi letti dai KID, composizione reale, confronto a parità di allocazione — ma impaginazione, grafici e ordine delle pagine del documento che ricevi possono essere diversi da quelli dell’esempio.
Puoi scaricarlo adesso, senza lasciare la mail e senza registrarti. È la versione breve dell’analisi, compilata su questo caso. Quella sui tuoi numeri nasce dagli strumenti di IoInvesto SCF: la veste può essere diversa.
Trentaquattro anni, dipendente, reddito lordo di 34.000 euro l’anno. Vive con circa 1.900 euro al mese. Ha iniziato a risparmiare quattro anni fa, con un piano di accumulo aperto allo sportello. Non ha un fondo pensione. La casa è in affitto e per ora resta così.
| Dove sono i soldi | Importo | Costo | Rende |
|---|---|---|---|
| Conto corrente | € 24.000 | 34,20 € di bollo | zero |
| Conto deposito vincolato | € 6.000 | 0,20% di bollo | 2,00% lordo |
| Fondo bilanciato di banca, 50/50 | € 12.000 | 1,85% | — |
| Totale | € 42.000 | € 268 all’anno | — |
Più un versamento automatico di 200 euro al mese sullo stesso fondo bilanciato. Le spese correnti sono quelle scritte nel KID dello strumento: l’1,85% sta sotto la mediana dell’1,80% misurata sui 719 KID di fondi collocati in Italia che ho letto nel 2026, quindi non è un caso estremo. Come ho fatto la misurazione →
In sostanza, quanto pesa davvero l’1,85% su un patrimonio di questa dimensione? Un portafoglio da 42.000 euro con l’1,85% di spese correnti perde 222 euro l’anno di commissioni, che a prima vista non sembrano molti. È il motivo per cui su patrimoni piccoli la discussione sui costi lascia spesso indifferenti. Il punto è che a trentaquattro anni il costo non è una tassa annuale: è un tasso di interesse pagato per trent’anni. Nel conto in fondo alla pagina si vede quanto pesa davvero. Prima però vengono tre cose che pesano allo stesso modo o di più.
Con 1.900 euro di spese al mese, la riserva che deve restare liquida è intorno a 11.400 euro, sei mesi di spese. Quella parte va preservata: serve perché un guasto o un mese senza stipendio non costringano a vendere nel momento peggiore. Gli altri 18.600 euro sono fermi senza un motivo.
Il conto deposito rende il 2,00% lordo, che al netto del 26% di imposta e dello 0,20% di bollo diventa 1,28%. Con l’inflazione al 2% quel capitale perde circa mezzo punto di potere d’acquisto ogni anno. Non è un disastro: è una perdita lenta, che non compare in nessun estratto conto perché il numero sul conto non scende mai.
Il fondo bilanciato tiene metà in azioni e metà in obbligazioni. È un’allocazione che ha senso per chi deve usare i soldi fra cinque o sei anni. Qui l’orizzonte è di trent’anni, quindi la parte obbligazionaria non sta riducendo un rischio: sta riducendo il rendimento atteso, in cambio di una tranquillità che a questa età serve poco. Come si sceglie l’allocazione →
Nel conto più sotto questa leva vale 49.873 euro: più di tre volte quello che vale investire la liquidità.
Il fondo bilanciato ha spese correnti dell’1,85%. Un portafoglio indicizzato con la stessa esposizione costa lo 0,20%. La differenza è di 1,65 punti l’anno, che su 12.000 euro fanno meno di 200 euro. Su trent’anni di versamenti però la stessa differenza vale 101.403 euro. È la leva singola più pesante di tutte e quattro. Il motivo è che il costo si paga ogni anno sull’intero montante, quindi cresce insieme al capitale. Dove si nascondono i costi →
Con 34.000 euro di reddito lordo l’ultimo euro guadagnato è tassato al 33%, perché dal 1° gennaio 2026 gli scaglioni sono tre: 23% fino a 28.000 euro, 33% da 28.001 a 50.000, 43% oltre. I contributi versati a un fondo pensione si deducono dal reddito fino a 5.300 euro l’anno (D.Lgs. 252/2005), quindi spostare lì i 200 euro al mese fa risparmiare 792 euro di IRPEF ogni anno.
Vale la pena guardare il rovescio della medaglia, perché esiste. I rendimenti del fondo pensione sono tassati ogni anno al 20%, mentre quelli di un ETF si tassano solo alla vendita: è una zavorra che nel lungo periodo si sente. I soldi restano vincolati fino alla pensione, salvo le anticipazioni previste dalla legge. In compenso la prestazione finale è tassata con un’aliquota che scende dal 15% al 9% a seconda degli anni di adesione, contro il 26% di un investimento ordinario. Come si giudica un fondo pensione →
Messe tutte insieme queste voci, il fondo pensione vince: nel conto qui sotto vale 36.386 euro. Ma vince di misura, non per distacco. È il motivo per cui la risposta «apri un fondo pensione» data senza guardare l’aliquota marginale di chi la riceve è una risposta non fondata. Con il 23% di marginale il conto si ribalta.
Questa è la parte che di solito manca. Non «quanto avresti in più», ma da dove viene ogni singolo euro di differenza, aggiungendo una correzione per volta e lasciando ferme tutte le altre. Lo sforzo mensile resta lo stesso in ogni riga: 200 euro.
| Cosa cambia | Fra 31 anni, al netto delle imposte | Differenza |
|---|---|---|
| Come sta oggi | € 183.638 | — |
| Investe i 18.600 € fermi | € 197.383 | + € 13.745 |
| Allocazione 80/20 invece di 50/50 | € 247.257 | + € 49.873 |
| Costo 0,20% invece di 1,85% | € 348.660 | + € 101.403 |
| I 200 al mese al fondo pensione | € 385.045 | + € 36.386 |
| Differenza totale | € 385.045 | + € 201.407 |
Un numero così grande va guardato con sospetto, quindi dico subito da dove viene. Non viene da un consulente bravo: viene da trentun anni di capitalizzazione applicata a quattro decisioni prese all’inizio. La riga «come sta oggi» assume che per trent’anni non cambi nulla, il che è irrealistico — nessuno lascia trentamila euro sul conto per tutta la vita. Serve a misurare l’inerzia, non a prevedere il futuro. Se la persona sistemasse tutto da sola fra cinque anni, la differenza si ridurrebbe di parecchio.
Sono le stesse del caso da 150.000 euro, così i due documenti si possono confrontare.
| Ipotesi | Valore |
|---|---|
| Rendimento lordo atteso azionario | 7,0% l’anno |
| Rendimento lordo atteso obbligazionario | 3,0% l’anno |
| Liquidità | 2,0% lordo |
| Inflazione | 2,0% l’anno |
| Imposta su plusvalenze | 26%, applicata alla vendita finale |
| Fondo pensione | costi 0,35%, imposta 20% annua sui rendimenti, prestazione al 10,2% |
Scenario deterministico: un rendimento medio costante, che nella realtà non esiste. Serve a confrontare due scelte fra loro, non a dire quanto ci sarà davvero sul conto nel 2057. Il fondo pensione è calcolato con la stessa esposizione azionaria del confronto, per non falsare il confronto a suo favore.
Tutto quello che sta qui sopra pesa quattro decisioni prese oggi. Non pesa le trenta decisioni che arrivano dopo: il mese in cui il mercato scende del venti per cento e la tentazione è fermare il versamento, il cambio di lavoro, il mutuo, il figlio. Su un orizzonte di trent’anni la differenza fra chi riesce a non toccare niente e chi si spaventa a metà strada è più grande di tutte e quattro le leve qui sopra messe insieme. Non so metterla in euro e preferisco non inventarmi un numero per venderla.
Su 42.000 euro una consulenza continuativa costerebbe il minimo di tariffa, 500 euro più IVA, contro i 222 euro l’anno di commissioni che si risparmiano cambiando strumenti. Sui soli costi, quindi, il conto non è favorevole: è giusto dirlo prima, non dopo, e lo dico io senza che tu debba chiederlo.
Il punto è che il risparmio sui costi è metà del lavoro, e in un caso come questo nemmeno la metà più pesante. L’altra è la scelta degli strumenti, e sono due domande distinte: qual è il migliore in assoluto e qual è il migliore per te. Nessuna delle due si vede in una tabella di costi.
E nessuno mi paga per indirizzarti verso uno strumento invece che verso un altro: è il motivo per cui, qui, la domanda «qual è il migliore per me» può avere una risposta onesta.
A questi si aggiunge quello che succede negli anni: i pesi che derivano, le minusvalenze che scadono, il versamento che aumenta con lo stipendio, e il primo mercato che perde il 30%, che è il momento in cui i piani si abbandonano. Quanto valga tutto questo lo sai solo tu, e cambia da persona a persona: non c’è una cifra di patrimonio che possa deciderlo al posto tuo.
Quello che posso dirti è che la scelta si fa un anno alla volta. A fine anno rinnovi se ti è servito, e se non ti è servito non rinnovi: nessun vincolo di durata, nessuna penale, niente da riscattare. Come funziona e quanto costa →
Nota: il caso presentato in questa pagina è costruito a fini illustrativi e non costituisce consulenza, raccomandazione o sollecitazione all’investimento. Roberto Cavallo è iscritto all’Albo unico dei consulenti finanziari, sezione consulenti finanziari autonomi (matricola n. 643293).
Bastano l’estratto conto e il rendiconto costi, anche fotografati col telefono. La prima chiamata di mezz’ora è gratuita.