Qui la domanda non è quanto rende. È quanto posso prelevare, in che ordine, cosa succede se i primi anni vanno male.
In accumulo gli errori si correggono: c’è tempo. In decumulo no, perché ogni euro prelevato in una discesa non torna più indietro. È il motivo per cui questa analisi è costruita in modo diverso dalle altre due.
Il caso qui sotto è inventato. Non è il portafoglio di un cliente reso anonimo: è una situazione costruita da me per mostrare il metodo, con importi tondi e strumenti descritti per categoria e non per nome. I calcoli, invece, sono quelli veri. Nulla di quanto segue è una raccomandazione di investimento.
E l’analisi vera non esce da questa pagina. Sui tuoi numeri la preparo con gli strumenti della piattaforma IO+ di IoInvesto SCF, la società per conto della quale svolgo la consulenza in materia di investimenti. Il metodo resta questo — costi letti dai KID, composizione reale, confronto a parità di allocazione — ma impaginazione, grafici e ordine delle pagine del documento che ricevi possono essere diversi da quelli dell’esempio.
Puoi scaricarlo adesso, senza lasciare la mail e senza registrarti. È la versione breve dell’analisi, compilata su questo caso. Quella sui tuoi numeri nasce dagli strumenti di IoInvesto SCF: la veste può essere diversa.
Sessantasei anni, in pensione da pochi mesi. La pensione netta è di 1.680 euro al mese, le spese di circa 2.450: mancano 770 euro al mese, cioè 9.240 euro l’anno, che devono uscire dal patrimonio. Casa di proprietà, nessun debito, orizzonte di venticinque anni.
| Strumento | Importo | Spese correnti | Costo all’anno |
|---|---|---|---|
| Conto corrente | € 55.000 | — | € 34 |
| BTP con scadenza 2031 | € 95.000 | — | € 0 |
| Fondo obbligazionario euro di banca | € 85.000 | 1,42% | € 1.207 |
| Fondo bilanciato prudente di banca | € 65.000 | 1,95% | € 1.268 |
| Polizza ramo I | € 40.000 | 1,60% | € 640 |
| Totale | € 340.000 | 0,92% ponderato | € 3.114 |
Prelevare 9.240 euro l’anno da 340.000 significa un tasso di prelievo del 2,72%. È un livello basso: su venticinque anni il capitale regge senza interventi straordinari. Nessuno deve comprare una rendita vitalizia o vendere casa. Se la domanda era «bastano?», la risposta è sì.
Solo che quasi mai la domanda giusta è quella. In sostanza, cosa cambia sapere che i soldi bastano, se poi il primo anno negativo costringe a vendere la parte sbagliata? Le domande a cui serve rispondere sono tre: da quale strumento esce il prelievo ogni anno, cosa succede se i primi cinque anni vanno male, se un portafoglio composto per il 78% da obbligazioni sia davvero la scelta prudente che sembra.
Guardando dentro gli strumenti invece che ai loro nomi, l’allocazione vera è 6% azionario, 78% obbligazionario, 17% liquidità. Con le ipotesi in fondo alla pagina rende l’1,59% l’anno al netto dei costi e delle imposte, contro un’inflazione del 2%: −0,41% l’anno in termini reali. Il capitale nominale scende piano, il potere d’acquisto scende più in fretta.
Su un orizzonte di venticinque anni questo è un rischio, non una protezione. È il rovescio esatto del caso in accumulo: lì il pericolo era l’eccesso di obbligazioni per paura, qui è lo stesso, con la differenza che qui sembra ragionevole a tutti.
Una riserva liquida in decumulo serve davvero. È la difesa migliore contro il rischio di sequenza: se il mercato scende, il prelievo dell’anno esce dalla riserva invece che dagli strumenti che hanno appena perso valore. Quattro anni di prelievi sono circa 37.000 euro, quindi la cifra sul conto non è un errore di dimensione.
È un errore di collocazione. Ferma sul conto corrente quella somma rende zero, paga 34,20 euro di bollo e perde 1.100 euro l’anno di potere d’acquisto. La stessa riserva in un fondo monetario o in titoli di Stato a scadenza breve svolge la stessa funzione restando al passo con l’inflazione.
L’1,42% di spese correnti su un fondo obbligazionario euro va confrontato con quello che quella classe può rendere: circa il 3% lordo. Il costo si prende il 47% del rendimento atteso. Sulla parte azionaria un punto e mezzo di commissioni pesa; sulla parte obbligazionaria è determinante, perché il rendimento da cui viene sottratto è molto più piccolo. È la ragione per cui, in un portafoglio da pensionato, i costi contano più che altrove pur essendo gli stessi.
I 95.000 euro di BTP sono il 28% del patrimonio su un unico emittente. Insieme al resto portano l’esposizione all’Italia e all’area euro molto vicino al totale. È concentrazione, quindi va detta.
Detto questo, non è un errore da correggere in automatico. I titoli di Stato italiani sono tassati al 12,5% invece che al 26% e non entrano nell’attivo ereditario ai fini dell’imposta di successione (art. 12 del D.Lgs. 346/1990): sono due vantaggi reali, che per una persona di sessantasei anni pesano. La differenza fra una concentrazione subita e una scelta è sapere che c’è. Il lavoro dell’analisi è metterla in chiaro, non necessariamente scioglierla.
Questo caso è l’opposto di quello da 150.000 euro, dove il passaggio a strumenti indicizzati faceva risparmiare 1.560 euro il primo anno. Qui il portafoglio costa già relativamente poco, perché metà è in BTP e liquidità, che non hanno spese correnti.
| Ogni anno | Come sta oggi | Stessa cosa, con un indipendente |
|---|---|---|
| Costo degli strumenti | € 3.114 (0,92%) | € 588 (0,17%) |
| Consulenza | € 0 in fattura, perché è dentro la riga sopra | € 3.332 (0,80% + IVA) |
| Totale | € 3.114 | € 3.920 |
Costa circa 800 euro l’anno in più. Se il criterio di scelta è il risparmio sui costi, questo caso dice di restare dove si è. È una risposta legittima che do quando è quella giusta.
Perché la parcella, al netto dei costi che fa risparmiare, è un costo certo di circa 800 euro l’anno in più, mentre l’allocazione sbagliata è un costo incerto molto più grande. Nella tabella qui sotto la parcella è già pagata ogni anno, per tutti e venticinque gli anni; il prelievo cresce con l’inflazione in entrambe le colonne.
| Come sta oggi | Sistemato, parcella inclusa | |
|---|---|---|
| Allocazione | 6 / 78 / 17 | 40 / 55 / 5 |
| Rendimento netto | 1,59% | 2,51% |
| In termini reali | −0,41% | +0,51% |
| Capitale dopo 25 anni | € 144.406 | € 227.637 |
| Differenza | — | + € 83.231 |
Il prelievo è coperto in entrambi i casi: il capitale non si esaurisce in nessuno dei due casi. La differenza è quanto resta alla fine, più il margine che rimane se le spese aumentano o se servono cure a ottantacinque anni.
Va detto anche questo, perché è la parte che nessuno racconta volentieri. Alzare la quota azionaria dal 6% al 40% significa accettare oscillazioni più larghe. In uno scenario di tensione in cui azioni e obbligazioni scendono insieme del 15% al secondo anno di pensione, il portafoglio di oggi perde il 12,5% e quello sistemato il 14,3%.
| Dopo 25 anni | Senza tensione | Con la discesa al secondo anno |
|---|---|---|
| Come sta oggi | € 144.406 | € 78.374 |
| Sistemato | € 227.637 | € 129.820 |
Il risultato finale resta migliore, ma il percorso attraversa anni più difficili. Se quella difficoltà porta a vendere nel momento sbagliato, il vantaggio sparisce e diventa un danno. È esattamente il motivo per cui la riserva di quattro anni di prelievi non è un dettaglio tecnico: è quello che rende sopportabile l’allocazione, quindi è quello che la rende possibile.
| Ipotesi | Valore |
|---|---|
| Rendimento lordo atteso azionario | 7,0% l’anno |
| Rendimento lordo atteso obbligazionario | 3,0% l’anno |
| Liquidità | 2,0% lordo |
| Inflazione | 2,0% l’anno, applicata anche al prelievo |
| Imposte sui rendimenti | 26% per competenza, ipotesi prudente |
| Parcella | 0,80% + IVA (0,98% IVA inclusa, minimo della Fascia 1 IoInvesto), dedotta ogni anno dal rendimento |
| Scenario di tensione | −15% su azioni e obbligazioni insieme, al secondo anno |
Le imposte sono calcolate sui rendimenti maturati ogni anno: nella realtà si pagano solo sui guadagni realizzati, quindi il conto vero è un po' migliore di quello scritto qui, in entrambe le colonne. Scenario deterministico: serve a confrontare due scelte, non a prevedere.
L’ordine dei prelievi ha un peso rilevante e non entra in nessuna delle due colonne: prelevare prima dagli strumenti con minusvalenze latenti, usare i BTP per la parte che serve entro la scadenza, lasciare per ultima la parte azionaria. Non entra nemmeno la parte successoria, che a sessantasei anni comincia a contare quanto il rendimento. E non entra la cosa più importante di tutte: sapere che il piano regge anche se i primi anni vanno male è quello che permette di non toccarlo.
Nota: il caso presentato in questa pagina è costruito a fini illustrativi e non costituisce consulenza, raccomandazione o sollecitazione all’investimento. Roberto Cavallo è iscritto all’Albo unico dei consulenti finanziari, sezione consulenti finanziari autonomi (matricola n. 643293).
Bastano l’estratto conto, il rendiconto costi e l’ultimo cedolino della pensione. La prima chiamata di mezz’ora è gratuita, e lo è anche l’analisi che ne esce.