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Il rendiconto costi e oneri: cosa dice davvero

Una volta l’anno la tua banca ti dice in euro quanto ti sono costati gli investimenti. Quasi nessuno apre quel documento. È il punto di partenza di qualsiasi discorso serio sui costi.

C’è un documento che la tua banca è tenuta a mandarti una volta l’anno e che quasi nessuno apre. Dentro c’è scritto, in euro, quanto ti sono costati i tuoi investimenti. È il punto di partenza di qualsiasi discorso serio sui costi — e il documento che ti chiedo di portare alla prima chiamata.

Che cos’è

Si chiama rendiconto dei costi e degli oneri e nasce dalla direttiva europea MiFID II: dal 2018 gli intermediari devono comunicare al cliente, almeno una volta l’anno e in forma aggregata, tutti i costi sostenuti sui servizi e sugli strumenti finanziari. In euro, non solo in percentuale — ed è questa la parte che cambia la percezione delle cose.

Arriva una volta l’anno e riguarda l’anno precedente: nella pratica, di solito nella prima parte dell’anno. Se non l’hai mai visto, non vuol dire che non esista: nella gran parte dei casi è stato depositato nell’area documenti dell’home banking senza che nessuno te lo dicesse.

Dove trovarlo

Se ne chiedi uno solo, chiedine tre

Un anno racconta poco. Tre anni di rendiconti mostrano se i costi stanno scendendo, se sono stati fatti movimenti che hanno generato commissioni una-tantum e se il peso delle spese correnti è stabile. È la differenza fra una fotografia e un film.

Le voci e cosa vogliono dire

Come lo trovi scrittoChe cos’è
Costi del servizio di investimento
o «costi dell’intermediario»
Quello che incassa la banca: consulenza, collocamento, negoziazione, custodia. Qui dentro ci sono le retrocessioni, cioè la parte delle commissioni dei fondi che torna a chi te li ha venduti.
Costi degli strumenti finanziari
o «costi del prodotto»
Quello che trattengono i fondi, gli ETF e le polizze che hai: spese correnti, commissioni di gestione, eventuali commissioni di performance. Non passa da nessun addebito: viene tolto dal valore della quota.
Costi accessoriI servizi legati al deposito titoli, come amministrazione e cambio valuta, quando la banca li espone a parte. Il bollo è un’imposta e di norma non compare nel rendiconto: lo trovi nell’estratto conto titoli.
Incentivi percepiti
o «pagamenti da terzi»
La riga più interessante di tutte: è quanto la banca ha incassato dalle società prodotto per aver collocato i loro fondi. In una consulenza indipendente questa riga vale zero, sempre.
Costo totale, in euro e in percentualeIl numero che serve. Confrontalo con quello che pensavi di pagare.

Tre trappole di lettura

Cosa farne, una volta che ce l’hai

Il numero da solo non decide niente: un costo alto può avere senso se in cambio ricevi qualcosa che vale di più. La domanda giusta non è «sto pagando troppo?» ma «quello che ricevo in cambio di questa cifra, potrei averlo a meno?». Per rispondere serve confrontare i tuoi strumenti con alternative equivalenti sugli stessi mercati.

Quel confronto puoi farlo da solo, subito e gratuitamente, con l’Analisi del portafoglio: inserisci i tuoi strumenti, lo strumento legge i TER e ti mostra il conto. Oppure lo guardiamo insieme alla prima chiamata — ed è il motivo per cui ti chiedo di portare questo documento.

Cosa portare alla prima chiamata

Il rendiconto costi e oneri e l’ultimo estratto conto del portafoglio. Anche una foto fatta col telefono va bene. Non servono IBAN, codice fiscale, credenziali o dati sensibili: mi bastano i nomi degli strumenti, gli importi e la riga dei costi. Cosa ci faccio, in concreto →

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Il rendiconto e l’estratto conto, anche fotografati col telefono. In mezz’ora, gratuitamente, ti dico cosa emerge.

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