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🧭 Percorso · Passo 3

PAC e interesse composto

Il tempo conta più della cifra versata, poiché dieci anni di ritardo dimezzano il risultato. Il PAC però funziona per una ragione diversa da quella che ti hanno raccontato.

⏱ 7 min di lettura·Roberto Cavallo, CFI

L’interesse composto è il meccanismo per cui i rendimenti generano altri rendimenti. È un guadagno che di solito matura sul capitale iniziale, ma anche su tutto quello che quel capitale ha già prodotto negli anni precedenti.

Detto così sembra però una semplice curiosità matematica. La crescita non è regolare: accelera con il passare del tempo, mentre quasi tutto il risultato arriva alla fine del percorso.

Dove si nasconde il guadagno

Ad esempio prendiamo un capitale che resta investito e che non viene mai toccato. La tabella qui sotto mostra come si distribuisce il guadagno, decennio per decennio.

10.000 euro al 7% annuoValoreGuadagno del decennio
dopo 10 anni19.700 €+9.700 €
dopo 20 anni38.700 €+19.000 €
dopo 30 anni76.100 €+37.400 €

Il capitale di partenza resta identico. Anche il rendimento annuo non cambia mai, però l’ultimo decennio arriva a produrre quasi quattro volte quello che aveva prodotto il primo.

Questa è la ragione per cui il tempo conta più della cifra versata, perciò rimandare costa molto più di quanto sembri a prima vista. Gli anni che perdi non sono i primi: sono gli ultimi, quelli che valgono di più.

Quanto costano dieci anni di ritardo

Mettiamo duecento euro al mese versati fino a 65 anni di età, con un rendimento medio del 6% annuo. Cambia soltanto l’età di partenza, mentre tutto il resto rimane uguale.

Inizia aVersa in totaleArriva a
25 anni96.000 €398.300 €
35 anni72.000 €200.900 €
45 anni48.000 €92.400 €

Dieci anni di ritardo rischiano di dimezzare il risultato. I successivi dieci anni lo dimezzano di nuovo: l’effetto si somma molto in fretta. Chi parte a 25 anni versa 24.000 euro in più di chi parte a 35 e ne ottiene quasi 200.000 in più.

Nessuna scelta di prodotto e nessuna bravura nel selezionare i mercati riescono a produrre una differenza di quell’ordine. È un risultato che produce soltanto il tempo.

Il PAC: cosa fa e cosa non fa

Un piano di accumulo è il versamento di una somma fissa a intervalli regolari, indipendentemente da come vanno i mercati. Quando i prezzi scendono compri più quote con la stessa cifra, mentre quando salgono ne compri meno.

Qui devo però correggere un’affermazione che si legge quasi ovunque, compresa una versione precedente di questa pagina: che il PAC «protegga dal rischio di entrare nel momento sbagliato» e quindi renda di più.

Non è così, almeno non del tutto. Se hai già la somma disponibile, distribuirla nel tempo in media rende meno che investirla subito. Il motivo è che i mercati chiudono in positivo circa sette anni su dieci: il denaro che aspetta rinuncia a un certo rendimento. Una ricerca di Vanguard del 2012, ripetuta poi su più mercati, lo misura in circa due casi su tre a favore dell’investimento immediato.

Allora perché il PAC funziona così bene? Le ragioni sono due e non hanno a che vedere con il rendimento atteso.

Perché nella maggior parte dei casi la somma non ce l’hai. Se investi quello che risparmi mese per mese, il PAC non è una strategia fra le altre: è l’unica possibile. Il confronto con l’investimento immediato non si pone.

Perché rende automatica una decisione difficile. Il versamento parte da solo, anche nei mesi in cui i giornali consigliano di aspettare. È infatti una difesa contro te stesso che vale più del punto percentuale a cui rinunci.

Le tre domande che decidono se un PAC regge

Un piano di accumulo fallisce quasi sempre per ragioni pratiche, non per ragioni di mercato. Perciò conviene fare tre verifiche prima ancora di partire.

Quanto puoi versare nel mese peggiore dell’anno? Dovrebbe essere quella la cifra giusta da impostare, non quella del mese migliore. Ad esempio un PAC da 300 euro mantenuto per trent’anni tende a battere un PAC da 500 euro interrotto dopo sei mesi. La costanza vale più dell’importo: il versamento si progetta al ribasso.

Quanto ti costa ogni singolo versamento? Su un ETF paghi una commissione di negoziazione a ogni acquisto. Con 100 euro al mese e 3 euro di commissione stai già pagando il 3% di ingresso, cioè più del TER annuo di quasi tutti i fondi. In quel caso conviene versare ogni due o tre mesi. Usa un intermediario che azzera la negoziazione sui piani di accumulo.

Cosa succede se devi fermarti? Un piano di accumulo dovrebbe potersi sospendere senza penali e senza perdere quanto hai già versato. Alcuni prodotti assicurativi a versamento periodico però non funzionano così, poiché i costi sono caricati sui primi anni: uscire presto significa uscire in perdita anche con i mercati saliti.

La terza domanda è quella che distingue un vero piano di accumulo da un contratto che gli somiglia soltanto.

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Perché quasi nessuno arriva in fondo

Le tabelle qui sopra presuppongono quarant’anni di versamenti ininterrotti. È però l’ipotesi meno realistica di tutte. Meglio guardarla adesso.

I momenti in cui un piano si interrompe sono in genere prevedibili: una spesa imprevista senza fondo di emergenza, un cambio di lavoro e soprattutto le fasi in cui il portafoglio è in perdita. In quei mesi continuare a versare spesso sembra assurdo, però è proprio quello il caso peggiore in assoluto, poiché sono esattamente i mesi in cui il versamento compra più quote.

Due accorgimenti possono ridurre molto il rischio di fermarsi lungo la strada. Il primo è l’addebito automatico nei giorni successivi all’accredito dello stipendio: quello che non vedi sul conto raramente entra nelle decisioni di spesa. Il secondo è il fondo di emergenza già costituito prima di iniziare, che è la ragione per cui viene prima nel percorso.

Un piano da 200 euro che arriva davvero a scadenza tende a valere più di uno da 400 progettato sull’ottimismo.

Le tre ipotesi dentro questi numeri

Le tabelle qui sopra sono aritmetica corretta costruita su ipotesi discutibili. Eccole una per una: da lì dipende quanto puoi fidarti dei totali.

Il rendimento costante non esiste. Il 6% o il 7% annuo è soltanto un valore medio teorico. Nella realtà alcuni anni possono fare +25% mentre altri −30%: l’ordine in cui i rendimenti arrivano cambia il risultato finale, soprattutto vicino alla scadenza.

Sono cifre lorde. Non contengono il 26% di imposta sui guadagni, il costo degli strumenti né l’inflazione. Quattrocentomila euro fra quarant’anni non comprano quello che comprano oggi: al 2% di inflazione media valgono circa 180.000 euro di potere d’acquisto attuale.

Presuppongono che tu non interrompa. Quarant’anni di versamenti senza saltare i mesi difficili sono l’ipotesi più forte di tutte. È però anche l’unica su cui puoi davvero intervenire ed è quella che dovrebbe ricevere più attenzione.

Il messaggio resta comunque valido con tutte e tre le correzioni applicate. Cambia infatti la cifra, non la direzione: iniziare presto tende a valere più di qualunque altra decisione tu possa prendere su questo capitale.

⚖ Nota

Contenuto educativo, non consulenza personalizzata. Le simulazioni sono calcoli a rendimento costante ipotizzato, non serie storiche. Sono inoltre lorde di imposte, costi e inflazione. Confronto fra investimento immediato e distribuito nel tempo: ricerca Vanguard del 2012, ripetuta poi su più mercati. I rendimenti passati non garantiscono risultati futuri.

Nota: contenuto a scopo informativo ed educativo. Non costituisce consulenza finanziaria personalizzata ai sensi del D.Lgs. 58/1998 (TUF) né raccomandazione di investimento. Per una valutazione sul tuo caso specifico, prenota una consulenza.
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