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I rischi nascosti di avere troppi BTP

Il fallimento dello Stato è il rischio meno probabile fra quelli che corri. Gli altri due si vedono in bilancio e il terzo non compare da nessuna parte.

⏱ 8 min di lettura·Roberto Cavallo, CFI

«Ho messo tutto in BTP, così sono tranquillo.» È una frase che sento spesso e nasce quasi sempre da un’idea precisa: che il rischio di un titolo di Stato sia soltanto il fallimento dello Stato.

È però il rischio meno probabile fra i tre che stai correndo ed è anche il meno rilevante per quello che ti potrebbe realmente succedere. Gli altri due meritano di essere guardati uno alla volta, poiché sono quelli che decidono quanto vale oggi il tuo titolo.

Primo rischio: il tasso. E si vede in bilancio

Il prezzo di un’obbligazione si muove al contrario dei tassi di mercato. Se i tassi salgono, il tuo titolo — che paga una cedola decisa prima — vale meno, poiché chi compra oggi trova di meglio.

Quanto meno dipende però dalla scadenza e la differenza fra una scadenza corta e una lunga è enorme.

BTP con cedola 3%Prezzo se il rendimento di mercato passa dal 3% al 4%
scadenza 5 anni95,5  (−4,5%)
scadenza 10 anni91,9  (−8,1%)
scadenza 30 anni82,7  (−17,3%)

Calcolo su titolo alla pari, un punto di rialzo dei rendimenti di mercato.

Diciassette per cento su un titolo di Stato, senza che nessuno sia fallito e continuando a incassare regolarmente le cedole. Non è un esercizio teorico: chi aveva comprato BTP lunghi nel 2021, quando i rendimenti erano ai minimi, ha visto perdite di questa entità nel 2022.

Il nome tecnico di questa sensibilità è duration e misura di quanto si muove il prezzo al variare dei rendimenti. È anche la ragione per cui alcuni portafogli etichettati come prudenti nel 2022 hanno perso più di portafogli azionari, cosa che di solito non ci si aspetta da una categoria che porta quel nome.

La replica giusta e il suo limite

Qui va detta subito l’obiezione, poiché è corretta: se porti il titolo a scadenza, il prezzo intermedio non ti riguarda. Riprendi cento e hai incassato le cedole per tutto il periodo.

È vero, con due condizioni che spesso però non reggono.

La prima: devi poter arrivare a scadenza, il che dipende meno dalle tue intenzioni di quanto in genere si creda. Se quei soldi ti servono prima, oppure se cambi idea per una qualsiasi ragione, vendi al prezzo del momento e quella perdita, fino a quel giorno soltanto contabile, diventa definitiva.

La seconda è più sottile e riguarda tutti, anche chi non vende nulla. Fra il 2022 e il 2025 i prezzi italiani sono saliti del 17,1% (ISTAT), cioè circa il 14,6% di potere d’acquisto in meno. Perciò un BTP che rende il 3% nominale in quel contesto ti restituisce meno di quanto avevi prestato, in termini reali. Il capitale nominale è garantito, mentre quello reale non lo è mai stato: è una distinzione che raramente compare nei discorsi sui titoli di Stato.

Secondo rischio: l’emittente

L’Italia ha uno dei debiti pubblici più alti dell’area euro in rapporto al PIL. Ciò non significa però che un default sia probabile: significa che il rischio non è zero e che è già scritto nel prezzo, dove tutti lo possono leggere.

Il rendimento superiore che i BTP offrono rispetto ai titoli tedeschi non è un regalo. È infatti il compenso richiesto dal mercato per quel rischio, misurato ogni giorno dallo spread. Nel 2011 lo spread superò i cinquecento punti base. Chi in quei mesi dovette vendere realizzò perdite molto pesanti.

Il punto non è che quei mesi debbano tornare, ma che il prezzo di un BTP incorpora già la possibilità che tornino. Chi lo compra viene pagato per correre un rischio reale, che però si fa ricordare soltanto quando si manifesta.

Terzo rischio: quello che il portafoglio non mostra

È il più grande dei tre e non compare in nessun estratto conto.

Se lavori in Italia, hai casa in Italia, versi contributi all’INPS e tieni i risparmi in BTP, hai quattro esposizioni allo stesso paese. Reddito, patrimonio immobiliare, pensione futura e investimenti finanziari dipendono infatti tutti dalle stesse variabili.

In uno scenario di difficoltà economica italiana, le quattro cose peggiorerebbero insieme. È l’opposto della diversificazione, però non lo vedi: ciascuna di esse sta in un posto diverso della tua vita e di solito nessuno le mette sullo stesso foglio.

Quante delle tue fonti di reddito e di patrimonio dipendono da un solo paese? È la domanda che il conteggio dei titoli in portafoglio non può farti, poiché quei titoli sono soltanto uno dei quattro pezzi.

Come si misura quanto sei esposto

Sono tre numeri che dovrebbero bastare, ricavabili in mezz’ora dal tuo estratto conto titoli.

La scadenza media dei tuoi titoli. Somma le scadenze pesandole per il valore di ciascuna posizione. Sopra i dieci anni sei molto esposto al rischio di tasso, anche quando il portafoglio risulta classificato come prudente.

La quota italiana sul totale. Conta BTP, azioni di società italiane e fondi che investono prevalentemente in Italia. Confrontala poi con il peso dell’Italia nell’economia mondiale, che è di pochi punti percentuali. Se il tuo portafoglio pesa molte volte quel valore, chiediti se sia una scelta deliberata oppure soltanto familiarità.

La quota che ti serve entro tre anni. Quella parte non dovrebbe stare su scadenze lunghe, indipendentemente dal rendimento che offrono. È la correzione più semplice fra le tre e al contempo la più trascurata.

Nessuno dei tre richiede una previsione sui mercati. Descrivono quello che hai adesso, che è l’unica cosa su cui puoi davvero intervenire.

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Cosa i BTP fanno bene

Non è un articolo contro i BTP: con la stessa precisione, ecco cosa li rende sensati.

La tassazione è agevolata: 12,5% invece del 26% applicato alla maggior parte degli altri strumenti. Su un rendimento del 3% lordo, la differenza netta rispetto a un’obbligazione societaria di pari rendimento è consistente.

Sono esclusi dal calcolo ISEE fino a 50.000 euro, il che per alcune famiglie potrebbe valere più del rendimento stesso.

Su scadenze brevi il rischio di tasso è contenuto e un titolo con scadenza allineata a una spesa programmata è uno strumento appropriato: sai quanto riprendi e quando lo riprendi.

Il problema non è averne. È averne troppi, troppo lunghi e crederli privi di rischio.

Cosa questo articolo non dice

Non dice che i tassi saliranno. La tabella mostra una sensibilità, non una previsione. Se i tassi scendono, gli stessi titoli lunghi guadagnano, anzi un po’ di più di quanto perderebbero con un rialzo equivalente: la duration lavora infatti in entrambe le direzioni.

Non dice qual è la scadenza giusta. Dipende da quando ti servono i soldi, ed è l’unico criterio solido: la scadenza si sceglie sull’orizzonte, mai sul rendimento offerto.

Non misura il rischio complessivo del tuo portafoglio. Un BTP lungo dentro un portafoglio molto diversificato ha un ruolo diverso dallo stesso titolo detenuto da solo. Perciò il rischio si valuta sull’insieme, mai sulla singola posizione.

Questi tre conti vanno rifatti una volta l’anno: le scadenze si accorciano da sole e la quota che ti serve entro tre anni cambia senza che tu debba comprare o vendere nulla.

⚖ Nota

Contenuto educativo, non consulenza personalizzata. Dati di inflazione: ISTAT, indice NIC 2022–2025. I rendimenti passati non garantiscono risultati futuri.

📖 Termini utili dal glossario
Nota: contenuto a scopo informativo ed educativo. Non costituisce consulenza finanziaria personalizzata ai sensi del D.Lgs. 58/1998 (TUF) né raccomandazione di investimento. Per una valutazione sul tuo caso specifico, prenota una consulenza.