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⚡ Mito sfatato

"Compro e tengo per sempre": quando il lungo periodo non basta

Il lungo periodo è una condizione necessaria, non sufficiente. Il 57% delle azioni americane, tenute per tutta la loro vita, ha reso meno di un titolo di Stato.

⏱ 8 min di lettura·Roberto Cavallo, CFI

«Compra buone azioni e tienile per sempre.» È forse il consiglio più ripetuto in questa materia e contiene senz’altro qualcosa di vero: su un portafoglio diversificato il tempo tende a ridurre parecchio la probabilità di perdita.

Il problema però non sta nel consiglio: sta nel fatto che viene applicato a cose diverse da quella per cui funziona davvero. In una di quelle, in particolare, i numeri sono duri.

Il singolo titolo: cosa dice la statistica

Nel 2018 Hendrik Bessembinder ha studiato tutte le azioni americane quotate fra il 1926 e il 2016: 25.967 titoli, che sono l’intera popolazione e non un campione estratto da essa.

Risultato sull’intera vita del titoloQuota
Azioni che hanno reso meno dei titoli di Stato a un mese57,4%
Azioni responsabili di tutta la ricchezza netta creata4,3%

Fonte: H. Bessembinder, Do Stocks Outperform Treasury Bills?, Journal of Financial Economics, 2018.

Più della metà delle azioni americane, tenute per tutta la loro esistenza, ha reso meno di un titolo di Stato a brevissima scadenza. Tutto il guadagno del mercato è venuto difatti da poco più di mille società su ventiseimila.

Perciò «tieni per sempre» applicato a un singolo titolo non è una strategia prudente: è piuttosto una scommessa su un evento raro. La probabilità di aver pescato una delle 1.092 non è nulla, però non è nemmeno quella che il proverbio suggerisce.

Perché sull’indice invece funziona

Un indice non tiene per sempre, poiché si rinnova da solo. È questa la differenza fra i due casi e raramente qualcuno la nota.

Le società che si rimpiccioliscono pesano sempre meno e prima o poi escono, mentre quelle che crescono entrano e pesano di più. L’indice fa in automatico, senza emozione e senza costi di decisione, quello che il cassettista con singoli titoli di solito non fa mai.

Ad esempio chi teneva Kodak, Nokia o Blockbuster ha aspettato un recupero che non è arrivato, mentre chi teneva l’indice le ha viste uscire senza doverlo decidere.

C’è poi il bias del sopravvissuto da tenere in conto: citiamo spesso le storie che hanno funzionato. Le centinaia di aziende «imprescindibili» che sono sparite non le nomina nessuno ed è per questo motivo che il proverbio suona plausibile a chi lo ripete.

Il secondo errore: non ribilanciare mai

Anche con un indice, tenere e basta ha un difetto: il portafoglio cambia da solo mentre tu non fai nulla.

Un 60/40, dopo un decennio di mercati azionari forti, può ritrovarsi 75/25. Il rischio è aumentato senza che tu abbia deciso nulla e te ne accorgi soltanto nella prima discesa seria, che è il momento peggiore per accorgersene.

Il ribilanciamento però non è market timing: non prevede niente, riporta soltanto i pesi dove li avevi messi tu. Una volta l’anno, in una data fissa, in genere è sufficiente.

Il terzo errore: «per sempre» non è un orizzonte

Quanto dura, il tuo per sempre? Cinque anni, venti oppure il tempo che manca alla pensione?

Nella maggior parte dei casi la formula nasconde l’assenza di un piano. L’orizzonte poi, se esiste, si accorcia da solo: ogni anno che passa il portafoglio dovrebbe cambiare un poco. Perciò chi non tocca nulla per vent’anni rischia di arrivare alla soglia dell’obiettivo con la stessa allocazione che aveva a quarant’anni.

È il caso in cui l’inerzia costa di più: una discesa importante a due anni dalla scadenza rischia di non avere il tempo di essere riassorbita.

Cosa significa «guardare», in concreto

Fra il non toccare mai e il movimentare in continuazione c’è però una manutenzione leggera, che in genere occupa un’ora l’anno.

Confronta i pesi con quelli scelti. Se una componente si è spostata di oltre cinque punti, si riporta in linea sull’obiettivo di partenza. Meglio farlo con i nuovi versamenti che vendendo, così da non anticipare imposte che potrebbero aspettare.

Verifica che l’orizzonte sia ancora quello. Ogni anno che passa avvicina la scadenza: un portafoglio corretto a quarant’anni non lo è più a cinquantacinque. Nessuno te lo segnala al posto tuo.

Controlla che gli strumenti facciano ancora il loro mestiere. Un fondo può essere stato fuso in un altro, cambiare politica di investimento oppure alzare i costi. Sono tutte cose comunicate per lettera, in un linguaggio che spesso scoraggia la lettura.

Guarda le minusvalenze in scadenza. Hanno quattro anni di vita: se ne hai di vecchie e non le usi, si perdono. È l’unica voce del portafoglio con una data di scadenza vera.

Nessuna di queste quattro richiede una previsione sui mercati ed è esattamente questo il punto.

Mettilo in pratica
Pianificatore per obiettivi
Rimetti per iscritto obiettivi e orizzonti: vedi quale ripartizione regge con il tempo che ti resta.
Apri lo strumento →

Dove il cassettista ha ragione

Devo però dire anche l’altra metà della questione, poiché è solida quanto la prima.

L’errore opposto costa molto di più ed è anche molto più comune di questo: si chiama movimentare troppo.

Ogni operazione che apri e chiudi paga commissioni a chi la esegue. Inoltre, se chiude in guadagno, paga il 26% di imposta: quel prelievo anticipato è capitale che smette di comporsi per tutti gli anni successivi.

Su vent’anni un portafoglio movimentato spesso perde più per fiscalità e commissioni di quanto guadagni per bravura di chi lo gestisce.

Fra un cassettista con un indice globale e un investitore attivissimo con gli stessi strumenti, in genere vince il primo. La critica di questo articolo perciò non è al tenere: è al tenere senza guardare.

Cosa questo non dimostra

I dati di Bessembinder sono americani. La concentrazione della creazione di ricchezza è stata osservata anche su mercati globali, però le percentuali esatte valgono per quel mercato e per quel periodo.

Non implica che i singoli titoli vadano evitati. Implica che dovrebbero essere tenuti in una quota che puoi permetterti di azzerare e che il ragionamento «è una grande azienda, la tengo per sempre» non è sufficiente. Kodak era una grande azienda quando la tenevano tutti.

Ribilanciare non è sempre privo di costi. Sui conti ordinari costa imposte e in alcuni casi il beneficio potrebbe non coprire il costo. Perciò va fatto con i nuovi versamenti quando questo è possibile.

Quello che resta è questo: il lungo periodo è una condizione necessaria, non sufficiente. Funziona su un portafoglio diversificato che viene verificato con regolarità. Metti per iscritto, una volta l’anno, i pesi che hai scelto e la data in cui quei soldi ti serviranno. Un orizzonte che non risulta scritto da nessuna parte diventa «per sempre» senza che tu l’abbia mai deciso.

⚖ Nota

Contenuto educativo, non consulenza personalizzata. Riferimento: H. Bessembinder (2018). I rendimenti passati non garantiscono risultati futuri.

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Nota: contenuto a scopo informativo ed educativo. Non costituisce consulenza finanziaria personalizzata ai sensi del D.Lgs. 58/1998 (TUF) né raccomandazione di investimento. Per una valutazione sul tuo caso specifico, prenota una consulenza.