Una bolla si forma quando il prezzo si stacca dal valore e continua a salire per una ragione sola: perché sta salendo. Sotto di solito non c’è molto altro, però mentre accade raramente risulta evidente.
Finché arrivano nuovi compratori il meccanismo funziona, ma quando il flusso si interrompe il prezzo non rallenta: crolla, poiché sotto non c’è niente che possa sostenerlo.
Le bolle si riconoscono benissimo dopo. Resta da capire perché durante sono così difficili da riconoscere: sono infatti due esercizi diversi e quasi tutta la difficoltà sta nel secondo.
Il caso più documentato: la dot-com
Fra il 1995 e il 2000 l’indice Nasdaq salì di oltre il 400%. Società senza utili, a volte senza un modello di business chiaro, valevano miliardi: bastava il suffisso «.com».
Il principio dichiarato era che la crescita degli utenti contasse più del profitto e che si sarebbe monetizzato dopo. L’idea non era assurda in sé, però raramente qualcuno chiedeva entro quando.
| Nasdaq | Data | Valore |
|---|---|---|
| Massimo | 10 marzo 2000 | 5.048 |
| Minimo | 9 ottobre 2002 | 1.114 (−77,9%) |
| Ritorno al massimo | 23 aprile 2015 | quindici anni dopo |
Quindici anni per tornare al punto di partenza, senza contare l’inflazione del periodo. Chi aveva concentrato lì il capitale a quarantacinque anni lo ha recuperato a sessanta: perciò lo stesso grafico, secondo l’età di chi lo guarda, racconta due storie.
Il dettaglio più scomodo però è un altro: la tesi di fondo era giusta. Internet ha cambiato l’economia esattamente come si diceva: Amazon esiste ancora e vale enormemente di più. Avere ragione sulla tecnologia non ha impedito di perdere il 78% sul prezzo, poiché la tesi riguardava la tecnologia mentre il prezzo riguardava quanto si pagava.
La sequenza, sempre la stessa
Ogni bolla documentata attraversa quattro fasi, che tendono a presentarsi nello stesso ordine: la prima è quella che rende credibile tutto il resto.
Un fondamento reale. C’è sempre una novità vera: internet, il credito immobiliare accessibile, una tecnologia nuova. Le bolle non nascono dal nulla, perciò all’inizio l’argomento scettico risulta debole e di solito viene ascoltato poco.
L’euforia. I prezzi che salgono attirano compratori nuovi, che fanno salire i prezzi: il meccanismo si autoalimenta e sembra una conferma della tesi iniziale.
La mania. Compaiono le giustificazioni nuove: le metriche tradizionali «non si applicano più», questa volta è diverso. È la fase in cui chi resta fuori sembra semplicemente non aver capito, perciò restarne fuori diventa spesso più difficile.
Il ritorno. Non serve una notizia catastrofica: basta che il flusso di nuovi compratori si esaurisca.
Perché non si riconoscono durante
Qui devo dire la cosa che rende inutile gran parte della letteratura sulle bolle.
Il presidente della Federal Reserve parlò di «esuberanza irrazionale» nel dicembre 1996. Aveva ragione. Il Nasdaq però salì ancora per tre anni e più che raddoppiò prima di crollare.
Chi fosse uscito a quell’avvertimento — corretto nella diagnosi — avrebbe perso tre anni fra i più redditizi della storia. Riconoscere una bolla e sapere quando scoppierà sono due problemi diversi: il secondo non ha soluzione. Sono infatti due domande che sembrano una sola, mentre la prima chiede un giudizio e la seconda chiede una data.
Perciò l’idea di «uscire prima» non è una strategia: è una previsione, con tutte le difficoltà che ha qualsiasi previsione sui mercati. Inoltre ne chiede due invece di una, dato che dopo l’uscita bisogna decidere quando rientrare e quel momento raramente risulta più facile.
Le domande che aiutano davvero
Se «è una bolla?» non ha una risposta utile, ci sono però due domande che invece ce l’hanno. Riguardano te invece del mercato, perciò quasi sempre una risposta ce l’hai.
Quanto perderei se questa posizione andasse a zero? Non è uno scenario assurdo: nella dot-com decine di società quotate sono sparite del tutto. Se la risposta è una cifra che potrebbe compromettere un obiettivo, la dimensione della posizione è sbagliata a prescindere dalla qualità dell’idea.
Perché l’ho comprata? Se la risposta è che sta salendo, oppure che tutti ne parlano, quasi sempre hai comprato il prezzo. Se invece è che gli utili crescono e che il prezzo è ragionevole rispetto a quelli, hai comprato un’azienda. Nella prima situazione l’unico modo di guadagnare è che qualcun altro paghi più di te: in sostanza il tuo risultato dipende da una persona che ancora non esiste.
Un segnale pratico: quando persone che non si occupano di mercati cominciano a parlarti dello stesso strumento, il flusso di nuovi compratori di solito si sta avvicinando all’esaurimento. Non è un indicatore di tempistica — queste fasi possono durare anni — però dice che la fase euforica è iniziata.
Cosa si può fare, allora
Se prevedere non funziona resta la difesa strutturale. Sono tre cose, tutte decidibili in anticipo: nessuna richiede di sapere quando la fase potrebbe finire.
Non concentrare su un tema. Chi punta tutto su un solo tema rischia di legarci l’intero risultato. Chi nel 2000 aveva un indice azionario globale ha perso molto meno e ha recuperato prima, anche se per chi investiva in euro, con il dollaro in calo, il recupero ha richiesto comunque parecchi anni. La diversificazione non evita il ribasso: evita che il ribasso sia irreversibile.
Ribilanciare. Un portafoglio ribilanciato riduce automaticamente il peso di quello che è salito troppo. Si tratta dell’unico modo di alleggerire una bolla senza doverla riconoscere, dato che funziona anche quando la diagnosi è sbagliata.
Sapere quando ti servono i soldi. Quindici anni di recupero sono un dettaglio biografico irrilevante a trent’anni e un disastro a sessanta. La stessa perdita, sullo stesso indice, ha conseguenze opposte secondo l’orizzonte, perciò la domanda sulla data dovrebbe venire prima di quella sullo strumento.
Cosa questo articolo non può dirti
Ecco anche quello che qui non trovi, dato che su questo argomento le promesse sono generose.
Non ti dice se oggi siamo in una bolla. Nessuno può. Chi afferma di saperlo sta vendendo qualcosa. Le bolle si possono classificare soltanto a posteriori, quando i dati sono completi.
I confronti storici ingannano. Ogni nuovo rialzo viene paragonato alla dot-com: a volte il paragone regge, a volte no. Le somiglianze superficiali fra grafici non sono un metodo di analisi, però convincono spesso proprio perché si vedono a colpo d’occhio.
Non tutto quello che sale molto è una bolla. Alcuni rialzi importanti erano prezzi che si adeguavano a fondamentali migliorati. Distinguerli richiede di guardare gli utili, non i grafici. Nemmeno così si ottiene una risposta netta: al massimo un giudizio più informato.
Quello che resta di solido è poco e vale: se un’unica idea occupa una quota del tuo portafoglio che non puoi permetterti di dimezzare, il problema non è se sia una bolla. È la concentrazione. Fissa per iscritto quanto peso sei disposto a dare a un singolo tema, poiché una soglia decisa dopo si sposta da sola.
Contenuto educativo, non consulenza personalizzata. Serie del Nasdaq Composite, prezzi di chiusura: massimo 5.048,62 il 10 marzo 2000, minimo 1.114,11 il 9 ottobre 2002, ritorno sopra quel massimo in chiusura il 23 aprile 2015. Valori nominali, senza inflazione. I rendimenti passati non garantiscono risultati futuri.