Strumento 07 Analisi previdenziale

Quando esci, quanto prendi,
quanto manca

La stima dell’assegno pubblico sulla tua storia contributiva, il divario rispetto a quello che ti serve e quanto costa colmarlo.

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Roberto Cavallo · CFI
Strumento didattico: una stima sui tuoi dati, non una proiezione ufficiale INPS.
Il modo più veloce
Carica l’estratto conto INPS
Leggo periodi, gestioni e retribuzioni e compilo io carriera, età, sesso e reddito. Il PDF resta nel tuo browser: non viene inviato a nessuno.
Dove lo trovo · due minuti
  1. Vai su inps.it ed entra con SPID, CIE o CNS.
  2. Nella ricerca scrivi «estratto conto contributivo» e apri il servizio.
  3. Scarica l’estratto in PDF e caricalo qui sopra.
È gratuito e non ha valore certificativo: per una verifica ufficiale serve l’estratto conto certificativo (ECOCERT).
Senza estratto
Compila a mano
Per partire bastano tre dati: età, reddito lordo annuo e contributi già versati. Il resto è già impostato con valori prudenziali e puoi cambiarlo dopo.
Cosa vogliono dire le etichette dei campi
obbligatorio senza, i conti non partono · preimpostato c’è già una scelta: cambiala se non è il tuo caso · facoltativo se lo lasci com’è, lo strumento usa un valore prudenziale o non ne tiene conto.
⚖️ Con quali requisiti calcolo la tua uscita?
La legge ha fissato gli scalini fino al 2028. Da lì in avanti l’età di uscita continuerà ad adeguarsi alla speranza di vita, ma di quanto non è ancora scritto. La scelta sposta la data di uscita e con lei tutti i numeri che ne dipendono.
1 Tu e la tua famigliada compilareetà, sesso, figli
anni
mesi
Gli anni bastano per l’importo; i mesi servono per la data esatta di uscita.
Indicandolo, i mesi si compilano da soli e le date di uscita diventano esatte al mese.
Il requisito della pensione anticipata è più basso di un anno per le donne, e per le madri scende anche la soglia d’importo dei 64 anni.
La tua famigliaserve al ponte fino al primo assegno e alla reversibilità
Per le lavoratrici madri la soglia d’importo dei 64 anni scende di due decimi per figlio. Vale se hai indicato Donna nella sezione 1.
€
Serve a quantificare i mesi scoperti. Lascia 0 per vedere solo le date
€
Sopra certe soglie la pensione viene ridotta
2 Lavoro e contributida compilarereddito, contributi versati, carriera
€
anni
mesi
Scrivi qui il totale, oppure dettaglia i periodi sotto se hai cambiato gestione.
Contano anche riscatti (laurea, specializzazione) e servizio militare. Cambia il calcolo: prima del 1996 una parte della pensione è retributiva.
🧩 La tua carriera contributiva
Quanti anni hai versato e in quale cassa. Se sei sempre stato dipendente privato, una riga sola basta.
Hai l’estratto conto INPS? Caricalo in cima alla pagina e i periodi li compilo io: vai al caricamento ↑
Come compilare i periodi
Poche carriere stanno in una gestione sola. Inserisci i periodi in ordine cronologico, dal più vecchio al più recente: ogni gestione ha un’aliquota IVS diversa e costruisce montante a velocità diverse. Indica anche i mesi: il requisito per l’anticipata è 42 anni e 10 mesi. Mezzo anno può spostare la data di uscita. Se non ricordi il reddito medio di un periodo, una stima ragionevole basta.
🎓 Riscatto della laurea · facoltativo
Stai pensando di riscattarla? Scrivi gli anni: tutta la pagina — data di uscita, pensione, piano — li conta come riscattati, e la scheda Casi particolari mette a confronto con e senza: quanto prima esci e quanto ti costa.
anni
La durata legale del corso: 3 per la triennale, 5 per la magistrale a ciclo unico. Gli anni fuori corso non si riscattano.
Agevolato: 6.206,64 € per anno nel 2026. Ordinario: il 33% della retribuzione degli ultimi 12 mesi, ma più pensione.
anno
Serve a capire se gli anni di studio stanno prima o dopo il 1996.
Il resto l’ho impostato io, con valori prudenziali: obiettivo il 100% del reddito netto, TFR in azienda, nessun fondo pensione. Per cambiarli, o per aggiungere carriera e riscatto della laurea, passa all’.
3 TFR e fondo pensionepreimpostatadove va il TFR, il tuo fondo, i contributi
Se va già a un fondo, lo strumento tiene conto di quello che hai accumulato e degli anni di adesione.
€
TFR accantonato = RAL ÷ 13,5 − 0,50% (Fondo Pensioni Lav. Dip.) = 6,91% RAL
€
Lo trovi sull’ultima busta paga o nel prospetto annuale. Se lo lasci vuoto lo stimo dai tuoi periodi da dipendente: la stima non sa che il TFR si incassa a ogni cambio di datore, quindi se hai cambiato lavoro il tuo è più basso.
I contributi al fondo pensionequelli che versi o verseresti aderendo: servono anche al confronto del modulo 4
% RAL
* Nei fondi negoziali il contributo datoriale è quasi sempre condizionato al versamento di questa quota. Verifica il tuo accordo collettivo. Se versi più del minimo in busta paga, scrivi qui la percentuale che versi davvero.
% RAL
* Attivo solo se si aderisce al fondo pensione
% RAL
Alcuni contratti alzano il contributo del datore se alzi il tuo. In Cometa (metalmeccanici) l’azienda versa quanto te dall’1,2% fino all’1,6%. Lascia vuoto se il contributo del datore è fisso.
€
L’anno, con bonifico al fondo, oltre al contributo in busta paga. Il datore non li accompagna; sono deducibili insieme al resto fino a 5.300 € l’anno.
Altri fondi pensionequelli a cui non va il TFR: un PIP, un fondo aperto, il fondo di un lavoro precedente
4 Obiettivoda controllarequando esci, quanto ti serve, profilo di rischio
anni
I simulatori misurano il rapporto fra primo assegno e ultimo stipendio. Partire dalle spese dice quanto gap serve davvero coprire: non sempre tutto.
Percentuale 100%
40%100%
Il gap qui sotto è calcolato su questa percentuale del reddito netto, quello che ti arriva davvero: di base è al 100%: il gap dice quanto manca per mantenere lo stesso tenore di vita dell’ultimo stipendio netto, il confronto più onesto. L’80% è il riferimento più usato dai simulatori, pari a circa il 70% del reddito lordo: in pensione contributi e imposte pesano meno e alcune spese finiscono. Abbassala se il mutuo sarà finito o prevedi di spendere meno.
Profilo di rischio del risparmio privatodecide il portafoglio del piano di copertura
5 Fisco e ipotesifacoltativaIRPEF, addizionali, rendimenti, inflazione
%
Variano per residenza: regionale 1,23–3,33%, comunale 0–0,9%. Trovi le tue nel cedolino o sul sito del Comune
%
Rendimento lordo di una linea bilanciata. La tassazione del 20% sui rendimenti la applica lo strumento.
Ipotesi economichevalori prudenziali già impostati: cambiali solo se hai un motivo
%
%
Serve a esprimere gli importi futuri in euro di oggi.
%
Difficile da stimare. Consigliato: 1–2%
Perché la rivalutazione parte dall’1,5%
Questa non è una previsione, è un’ipotesi che scegli tu. Il montante non si rivaluta a un tasso fisso: INPS applica ogni anno la media quinquennale del PIL nominale rilevata da ISTAT, che varia e non è prevedibile su orizzonti lunghi.
Decorrenza 2026: +4,04%
2025: +3,66%
2023: +2,30%
2021: negativo
Il valore predefinito è 1,5%: una scelta deliberatamente prudenziale, non la media storica e non il dato corrente. Serve a non costruire un piano su ipotesi ottimistiche. Su trent’anni di carriera residua, passare dall’1,5% al 4,04% aumenta il montante di circa il 60%. Non è un dettaglio: prova entrambi gli estremi e ragiona sull’intervallo, non su un numero solo. Dal 2015 una norma impedisce che la rivalutazione sia negativa, ma nel 2014 e nel 2021 il dato lo sarebbe stato.
Compila le sezioni 1 e 2 — età, reddito e contributi — e qui compaiono i risultati.
Tre domande, poi gli approfondimenti
Tutto si calcola dai dati inseriti sopra. Le prime tre schede rispondono alle domande di tutti, nell’ordine; gli approfondimenti servono solo se il tuo caso li riguarda.
Quando potrai lasciare il lavoro
Le date in cui maturi i requisiti delle diverse uscite, con i mesi di attesa prima del primo assegno.
Su quali regole
Requisiti aggiornati alla circolare INPS n. 41 del 3 aprile 2026, che recepisce l’adeguamento alla speranza di vita per il biennio 2027-2028 previsto dalla Legge di Bilancio 2026. Il calcolo distingue la finestra mobile per gestione previdenziale: tre mesi per FPLD e dipendenti statali, cinque nel 2026 / sette nel 2027 / nove dal 2028 per gli iscritti alle ex casse amministrate dal Tesoro — CPDEL, CPS, CPI, CPUG — ai sensi dell’art. 1 comma 162 della L. 213/2023. L’allungamento non si applica alla pensione liquidata in regime di cumulo. La pensione di vecchiaia non ha finestra mobile.
🏛 Pensione di vecchiaia
—
⏩ Pensione anticipata
—
💶 Anticipata contributiva
—
🌉 Il ponte: dall’ultimo stipendio al primo assegno
📋 Dettaglio
Requisiti di riferimento · età, contributi, finestre
Requisiti di riferimento. Vecchiaia: 67 anni con 20 di contributi per tutto il 2026, 67 anni e 1 mese nel 2027, 67 anni e 3 mesi dal 2028. Anticipata: 42 anni e 10 mesi (uomini) e 41 anni e 10 mesi (donne) fino al 2026, 42 anni e 11 mesi / 41 anni e 11 mesi nel 2027, 43 anni e 1 mese / 42 anni e 1 mese dal 2028. Anticipata contributiva: 64 anni con 20 di contributi effettivi nel 2026, 64 e 1 mese con 20 e 1 mese nel 2027, 64 e 3 mesi con 20 e 3 mesi dal 2028, più una prima rata di almeno 3 volte l’assegno sociale (€546,24 al mese nel 2026, circ. INPS n. 153 del 19 dicembre 2025: soglia €1.638,72), ridotta a 2,8 volte per le lavoratrici con un figlio e a 2,6 con due o più; dal 2030 la soglia base sale a 3,2 volte. Finestra di 3 mesi e assegno limitato a 5 volte il trattamento minimo finché non si raggiunge l’età di vecchiaia. Per i contributivi puri esiste anche la vecchiaia con soli 5 anni di contributi effettivi, a 71 anni (71 e 1 mese nel 2027, 71 e 3 mesi dal 2028). Sono escluse dall’adeguamento alcune categorie gravose e usuranti: in quel caso i requisiti restano quelli del 2026 e questo modulo li sovrastima. Per l’uscita a 64 anni contano i soli contributi effettivi: lo strumento usa il totale che hai dichiarato, quindi se la tua storia comprende periodi figurativi — disoccupazione, servizio militare, maternità fuori dal rapporto di lavoro — la data mostrata è in anticipo rispetto a quella vera. Se la rendita di un fondo pensione concorra o no al raggiungimento della soglia d’importo è materia su cui le norme si sono succedute dal 2024 e su cui le fonti divulgative si contraddicono: qui non viene conteggiata, quindi la verifica dell’importo è prudenziale. Prima di darlo per acquisito con un cliente, va confermato sulla circolare INPS in vigore.
Casi particolari
Il riscatto della laurea, le uscite anticipate riservate ad alcune categorie e la pensione a chi resta. Se nessuna di queste situazioni ti riguarda, puoi saltare la scheda.
🎓 Riscattare la laurea: quanto prima esci, e a che costo
anni
La durata legale del corso: 3 la triennale, 5 la magistrale a ciclo unico.
anno
🛤 Uscite particolari: precoci, APE sociale, usuranti, gravosi
Le categorie della legge: danno accesso a uscite prima dei requisiti ordinari.
Serve per la quota 41 dei precoci. Riscatti e figurativi non valgono.
👥 Se io non ci fossi più: la reversibilità
€
Se la lasci vuota vale quella stimata dallo strumento nel modulo 2, lorda e in euro di oggi.
Quanto prenderai e quanto ti manca
Il montante contributivo viene rivalutato anno per anno e convertito in rendita con i coefficienti di trasformazione in vigore. Il gap è la distanza fra la pensione pubblica stimata e il tenore di vita che hai indicato come obiettivo.
Riepilogo previdenziale
🏛 Pensione pubblicastima
—
netta stimata/anno
⚠ Gap previdenzialestima
—
annuo da colmare
💰 Capitale necessariostima
—
regola del 4%
📅 Versamento mensile
—
integrazione diretta
Proiezione reddito in pensione — componenti
Pensione pubblica (netta)
Integrazione privata (4%)
Reddito target
🗂 Scenari a confronto e file del cliente

Fotografa la situazione di adesso come scenario, cambia un’ipotesi (età di uscita, contributo al fondo, riscatto, comparto) e salvane un altro: fino a tre, affiancati qui sotto e nella scheda PDF. Il file del cliente salva tutti i dati e gli scenari sul tuo computer, per riaprirli al prossimo incontro.

Come colmare il gap
Quanto versare e dove: prima il fondo pensione, finché la deduzione lo rende conveniente, poi un portafoglio. Sotto, quale fondo e quale comparto — con i costi e il rendimento atteso — e il confronto dello stesso versamento nei due percorsi.
🧭 Il piano di copertura: quanto versare, e dove
Prima il fondo pensione, finché la deduzione lo rende conveniente; poi un portafoglio con il profilo di rischio scelto nella sezione 4. Aliquota IRPEF e rendimento del fondo stanno nella sezione 5, «Fisco e ipotesi».
🔎 Quale fondo pensione: quanto pesano i costi
🎚 Quale comparto: rendimento atteso e coerenza
🏦 Approfondimento — lo stesso versamento nel fondo o nell’investimento diretto
€
Max deducibile: €5.300/anno (L. 199/2025)
🏦 Fondo pensione
📈 Investimento diretto (ETF)
Questo confronto assume rendimenti diversi fra i due percorsi e non misura il peso delle singole voci fiscali. Per isolare l’effetto della deduzione, dei costi e della tassazione anno per anno dei rendimenti, vai al modulo 6 — Fondo pensione o ETF →
⏳ Il costo dell’attesa
Requisiti e coefficienti cambieranno. Infatti la pensione stimata qui sopra va letta come ordine di grandezza. Questo numero invece non dipende dalle regole: dipende solo dalla capitalizzazione. È l’unica cifra dello strumento che resta vera qualunque cosa faccia il legislatore.
Che fare del tuo TFR
È una decisione autonoma dalle altre: dipende dalla tua retribuzione e dal contributo che il datore aggiunge se aderisci al fondo. I dati sono nella sezione 3, «TFR e fondo pensione».
TFR — Lasciare in azienda o versare al fondo pensione?

Il TFR è spesso la decisione previdenziale più sottovalutata. La rivalutazione garantita in azienda sembra sicura, ma il contributo datoriale aggiuntivo del fondo pensione è denaro che altrimenti non riceveresti mai. Qui sotto, le due strade messe a confronto con i tuoi numeri.

🏢 TFR lasciato in azienda
🏦 TFR al fondo pensione
🧭 Quando il TFR arriva: quanto ne è davvero libero
Il giorno in cui il TFR viene liquidato non è tutto capitale disponibile. Una parte ha già una destinazione obbligata e va tolta prima di qualsiasi altro ragionamento. Quello che resta dopo — se resta — è l’unica somma su cui abbia senso ragionare di pianificazione.
€
Lascia 0 per usare la stima del confronto qui sopra
€
Coda del mutuo, prestiti, cessioni del quinto
€
A questa età pesa più che a quaranta. Se non sai da dove partire, 12 mesi di uscite
Contributi sparsi fra pubblico e privato
Se hai versato in gestioni diverse — dipendenti privati, gestione pubblica ex INPDAP, gestione separata, casse professionali — puoi unire i periodi in quattro modi, con costi e conseguenze molto diversi. Questo modulo non calcola importi: ti dice quali strade esistono nel tuo caso e cosa portare al patronato.
🗓 Quando arrivano davvero i soldi
Per un dipendente pubblico la scelta dell’istituto non cambia solo l’importo: cambia le date. Il cumulo è gratuito ma rinvia la liquidazione del TFS/TFR fino all’età della vecchiaia; la ricongiunzione costa ma riporta tutto ai termini ordinari. Qui vedi le due timeline affiancate.
anno
anni
€
Proposta dalla via di uscita: limiti di età per la vecchiaia, dimissioni per l’anticipata.
€
Solo INPS può calcolarlo: qui serve per il confronto
%
Quanto renderebbe il TFS se lo avessi subito
📄 Cosa portare al patronato
Perché qui non trovi un calcolo. Quantificare l’onere di ricongiunzione o l’importo in cumulo richiede l’estratto conto certificativo completo e la ricostruzione puntuale delle retribuzioni: solo INPS può produrre quel conteggio e per la ricongiunzione lo emette formalmente entro 120 giorni dalla domanda, lasciando poi 60 giorni per accettare o rinunciare senza impegno. Una stima approssimata su un patrimonio previdenziale di questa entità farebbe più danno che bene. Questo modulo serve ad arrivare a quel confronto sapendo già cosa chiedere.
Fondo pensione o ETF: dove conviene versare
Stesso risparmio, due strade: il fondo pensione ha la deduzione e un’imposta finale bassa, l’ETF più libertà di investimento. Il confronto dice quale vince nel tuo caso, e perché.
Perché? Le due differenze che contano
Le differenze sono due e vanno tenute separate. La prima è fiscale: il fondo pensione sconta l’imposta sui rendimenti ogni anno, sul maturato, e quella parte di capitale smette di capitalizzare; l’ETF paga una volta sola al disinvestimento e nel frattempo fa lavorare anche la quota che un giorno diventerà imposta. La seconda è di allocazione: il comparto più aggressivo della gran parte dei fondi si ferma intorno al 60% di azioni, e su trent’anni quel tetto pesa in euro più di qualunque aliquota. Il confronto qui sotto le misura entrambe, insieme a deduzione, costi, bollo e imposta sostitutiva sulla prestazione, e dice quanto vale ciascuna voce.
⚙️ I parametri fiscali
€
Tetto di deducibilità: €5.300/anno
anni
Coincide con gli anni di partecipazione: decide l’aliquota sulla prestazione.
È l’aliquota dell’ultimo euro di reddito: la deduzione vale esattamente quella.
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ISC a 35 anni, ordini di grandezza COVIP. Il tuo è nella scheda «I costi» del fondo: sostituiscilo.
%
TER medio ponderato. Se paghi una parcella di consulenza, sommala qui.
%
Su questa quota l’aliquota scende al 12,5% da entrambe le parti: riduce il vantaggio fiscale del fondo.
Se lo spendi non è un rendimento: è consumo anticipato. Il confronto lo mostra senza giudicarlo.
La seconda è la nuova modalità della L. 199/2025, più flessibile ma tassata di più.
📐 L’allocazione, prima del fisco
Qui si decide la partita, e quasi nessun confronto lo dice. Il comparto più aggressivo della gran parte dei fondi pensione italiani si ferma intorno al 60% di azioni, e molti negoziali stanno sotto: su un orizzonte lungo è un tetto, non una scelta. Un portafoglio costruito da te quel tetto non ce l’ha. Due punti di rendimento atteso in più valgono, su trent’anni, molto più di qualunque differenza di aliquota: la riga in testa alla scomposizione qui sotto li misura.

Il menu qui sotto contiene i portafogli modello del Laboratorio e, in fondo, alcune allocazioni dimostrative più spinte. Servono a vedere entrambi gli esiti: fino al portafoglio modello più aggressivo, che vale circa il 65% di azioni implicite, il fondo pensione resta avanti; oltre quella soglia il vantaggio fiscale viene superato dalla capitalizzazione. La domanda non ha una risposta sola: ha una soglia, ed è quella che lo strumento calcola.
%
La trovi nella nota informativa del comparto. È il vincolo che non puoi superare restando nel fondo.
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Quella che terresti davvero per tutto l’orizzonte, non quella che vorresti avere nei mercati buoni.
Azionario
%
Obbligazionario
%
Cap dell’8,0% sull’azionario e floor del 2,5% sull’obbligazionario: le stesse ipotesi prudenziali dei portafogli modello del Laboratorio.
Capitale netto a fine percorso
🏦 Fondo pensione
—
netto di ogni imposta
📈 Portafoglio ETF
—
netto di ogni imposta
⚖️ Differenza
—
 
🎚 Quota azionaria di pareggio
—
sopra questa quota vince il tuo portafoglio
🧾 I due percorsi, voce per voce
🏦 Fondo pensione
📈 Portafoglio ETF
🔎 Da dove viene la differenza, voce per voce
Si parte dal risultato netto dell’ETF e si accende una leva alla volta, ricalcolando ogni volta l’intero percorso con lo stesso motore. L’ultima riga è il fondo pensione: se le somme tornano, il conto è chiuso e nessun effetto è stato contato due volte.
📊 Quando il fondo passa avanti
Valore netto dei due percorsi se si chiudesse tutto in quell’anno. Per il fondo pensione è un termine di paragone, non un diritto: prima della pensione si esce solo nei casi previsti dalla legge, e a condizioni fiscali peggiori.
🎛 Quanto cambia al variare di anni e aliquota
Vantaggio del fondo pensione in euro di capitale netto finale, a parità di tutto il resto. Oro: vince il fondo. Verde: vince l’ETF.
🎛 Quanto cambia al variare della tua quota azionaria
La tabella che risponde alla domanda vera. A sinistra l’allocazione che terresti da solo, in alto l’orizzonte. Il comparto del fondo resta fermo dov’è: dove la riga cambia colore, il tetto azionario del fondo ha già consumato tutto il suo vantaggio fiscale.
⚖️ I tre punti di pareggio
🔒 Quello che il conto non misura
Le due colonne qui sopra sono commensurabili solo sul piano del capitale. Il resto non si somma in euro, però decide quanto vale davvero ciascuna scelta.
A favore del fondo pensione
  • Il contributo del datore di lavoro. Nei fondi negoziali si ottiene solo versando la propria quota: è denaro aggiuntivo che nessun ETF può replicare, e da solo ribalta quasi ogni confronto. Qui non è conteggiato: se lo hai, vedi il modulo 4.
  • Fuori dall’asse ereditario. In caso di morte prima del pensionamento la posizione va ai beneficiari designati, esente da imposta di successione e sottratta alle quote di legittima. Un portafoglio titoli no.
  • Esente da imposta di bollo. Lo 0,2% annuo sul deposito titoli non si applica alla posizione previdenziale: su trent’anni non è una voce marginale.
  • Non pignorabile e non sequestrabile nella fase di accumulo, nei limiti dell’art. 11 comma 10 del D.Lgs. 252/2005.
  • Vincolo come disciplina. Non poterci mettere mano è un costo per chi è disciplinato e una protezione per chi non lo è.
A favore dell’investimento diretto
  • Liquidità piena. Dal fondo si esce prima della pensione solo nei casi previsti: anticipazione fino al 75% per spese sanitarie in qualsiasi momento, fino al 75% per la prima casa e fino al 30% per altre esigenze dopo otto anni di iscrizione. Sanitarie tassate al 15–9%, gli altri due casi al 23%. Tutte le uscite, una per una, nella guida al riscatto del fondo pensione →
  • Nessun tetto azionario. Il comparto più aggressivo di gran parte dei fondi si ferma intorno al 60% di azioni: nei negoziali l’esposizione azionaria media sta fra il 25% e il 30%, negli aperti sale al 55-60% per i più giovani (COVIP). Su un orizzonte lungo è un vincolo, non una scelta di rischio, e nella scomposizione qui sopra ha una riga tutta sua.
  • Scelta e controllo del portafoglio. I comparti sono pochi, l’asset allocation la decide il fondo e cambiarla significa cambiare comparto; qui scegli strumenti, pesi e ribilanciamenti.
  • Nessun rischio di cambio normativo. Aliquote, tetti e regole di erogazione della previdenza complementare sono cambiati più volte, da ultimo con la L. 199/2025: il vantaggio fiscale è una promessa a trent’anni scritta da un legislatore che può riscriverla.
  • Il capitale resta tuo, tutto. Nel fondo, salvo le nuove forme di erogazione, almeno il 50% del montante esce come rendita vitalizia: alla morte quella parte, se non reversibile, si ferma. Sotto una certa soglia si può ritirare tutto in capitale: quando e come →
  • Minusvalenze. Sugli ETF armonizzati le perdite restano in compensazione per quattro anni, per quanto la separazione fra redditi di capitale e redditi diversi renda il recupero più difficile di quanto sembri.
Normativa e metodo · deduzione, imposte, limiti del confronto
Normativa applicata. Deducibilità dei contributi: €5.300 annui dal 1° gennaio 2026 (art. 8 D.Lgs. 252/2005 come modificato dalla L. 199/2025, Legge di Bilancio 2026), in luogo dei precedenti €5.164,57; il limite comprende il contributo del datore di lavoro ed esclude il TFR conferito. Per chi ha iniziato a versare alla previdenza obbligatoria dopo il 1° gennaio 2007, nei vent’anni successivi al primo quinquennio di partecipazione il tetto sale fino a €7.950 (€5.300 + €2.650), nei limiti di quanto non dedotto nei primi cinque anni. Rendimenti: imposta sostitutiva del 20% sul risultato netto maturato ogni anno (art. 17 D.Lgs. 252/2005), ridotta al 12,5% sulla quota riferibile a titoli di Stato ed equiparati. Prestazione: imposta sostitutiva del 15%, ridotta di 0,30 punti per ogni anno di partecipazione oltre il quindicesimo fino al 9% dal trentacinquesimo (art. 11 D.Lgs. 252/2005), applicata alla sola base imponibile, cioè ai contributi dedotti: i rendimenti già tassati anno per anno e i contributi non dedotti e comunicati al fondo entro il 31 dicembre dell’anno successivo non vengono tassati una seconda volta. Erogazione frazionata introdotta dalla L. 199/2025: 20% ridotto di 0,25 punti per anno oltre il quindicesimo, minimo 15%. La quota massima erogabile in capitale resta il 50% del montante: l’innalzamento al 60% previsto dalla L. 199/2025 è stato abrogato prima di entrare in vigore dall’art. 16-ter del DL 62/2026, convertito dalla L. 112/2026, e circola ancora in diversi commenti. Anticipazioni, riscatti e forme di erogazione sono riassunti nella guida al riscatto del fondo pensione. ETF armonizzati UCITS: 26% sulle plusvalenze al realizzo, 12,5% sulla quota di titoli pubblici ed equiparati, più imposta di bollo dello 0,2% annuo sul controvalore (art. 13 comma 2-ter Tariffa DPR 642/1972), da cui le forme pensionistiche complementari sono escluse.

Metodo. Un unico motore simula anno per anno entrambi i percorsi: versamento a inizio anno, costo di gestione e rendimento sul saldo, imposta dove e quando la legge la colloca. La scomposizione del vantaggio non è una stima: ogni riga è la differenza fra due esecuzioni complete dello stesso motore che differiscono per una sola variabile, e la somma delle righe ricostruisce esattamente il totale. I punti di pareggio sono trovati per ricerca binaria sullo stesso motore.

Limiti da conoscere. I rendimenti attesi si ricavano dalla quota azionaria per interpolazione lineare fra due estremi modificabili, proposti all’8,0% e al 2,5%: sono le stesse ipotesi prudenziali dei portafogli modello del Laboratorio (cap sull’azionario, floor sull’obbligazionario), non una previsione. Il rendimento è costante e senza dispersione: alzare la quota azionaria alza la media attesa ma allarga il ventaglio degli esiti, e qui si vede solo la media — la quota azionaria di pareggio va quindi letta insieme alla proiezione probabilistica della Funzione 04, non al posto suo. Le allocazioni dimostrative del menu (80, 90 e 100% di azioni) non sono portafogli modello né proposte di investimento: esistono per mostrare dove cade la soglia, visto che il portafoglio modello più aggressivo si ferma intorno al 65% di azioni implicite e da solo darebbe una risposta sola. Il confronto assume che l’allocazione dichiarata venga mantenuta per tutta la durata: un portafoglio azionario abbandonato nel primo ribasso non produce il rendimento che gli si attribuisce qui, mentre il vincolo del fondo quel rischio di comportamento non ce l’ha. Non sono simulate la volatilità né la sequenza dei rendimenti. Il costo è applicato al saldo di inizio anno; l’imposta di bollo al saldo di fine anno, e si assume che ridurre il saldo riduca anche la plusvalenza imponibile: una semplificazione di pochi punti base a favore dell’ETF. Un risultato annuo negativo non genera imposta ma qui non produce neppure il credito d’imposta che la legge riconosce al fondo. La rendita vitalizia non è modellata: il confronto si ferma al capitale netto, quindi ignora sia il coefficiente di conversione sia la mutualità della rendita. Il contributo del datore di lavoro non è incluso: dove c’è, va aggiunto al modulo 4 e cambia il verdetto. Si assume infine che l’aliquota marginale resti quella dichiarata per tutta la durata: una carriera che attraversa uno scaglione cambia il valore della deduzione.
Come calcoliamo · parametri e fonti, metodo di calcolo, limiti da conoscere
Parametri e fonti. Coefficienti di trasformazione: decreto direttoriale Min. Lavoro/MEF 20 novembre 2024, in vigore per le pensioni con decorrenza 2025-2026; il coefficiente viene interpolato al mese secondo la regola dei dodicesimi. Requisiti di uscita: circolare INPS n. 41 del 3 aprile 2026. Massimale contributivo annuo €122.295 (circolare INPS n. 6 del 30 gennaio 2026): oltre quella soglia non si versa e non matura pensione. Le aliquote proposte sono le sole quote IVS, cioè quelle che costruiscono il montante: le componenti accessorie (0,72% e ISCRO per la Gestione Separata, 0,48% per i commercianti) non fanno pensione e sono escluse. Per le Casse professionali l’aliquota varia molto per categoria: il 16% è solo un ordine di grandezza, sostituiscilo con il tuo.

Metodo di calcolo. Pensione con sistema contributivo puro per chi ha il primo contributo dal 1996. Sistema misto per chi ha contributi prima: con meno di 18 anni al 31/12/1995 gli anni fino al 1995 fanno quota retributiva e quelli successivi quota contributiva (art. 1 c. 12 L. 335/1995); con 18 anni o più il retributivo arriva al 31/12/2011 (art. 24 c. 2 DL 201/2011). La quota retributiva è anzianità × aliquota di rendimento × retribuzione pensionabile, in due parti: quota A per l’anzianità al 31/12/1992, quota B per quella successiva. Privati e autonomi: 2% per anno fino a 40 anni, quota A sulla media degli ultimi 5 anni, quota B sugli ultimi 10, rivalutati con l’inflazione più l’1% annuo per la quota B (art. 7 D.Lgs. 503/1992); oltre la prima fascia di retribuzione pensionabile (€56.224 nel 2026, rivalutata con l’inflazione fino all’uscita) il rendimento scende per fasce: quota A 1,50%, 1,25% e 1,00%; quota B 1,60%, 1,35%, 1,10% e 0,90%, con soglie a 1,33, 1,66 e 1,90 volte la prima fascia. Statali: 35% a 15 anni, poi 1,8% per anno fino all’80%, quota A sull’ultima retribuzione. Ex casse del Tesoro (CPDEL, CPS, CPI, CPUG): tabella A della L. 965/1965 (23,865% a zero anni, 37,5% a 15, 100% a 40), quota A sull’ultima retribuzione e quota B sulla differenza di aliquota; per le pensioni anticipate dal 2024 con meno di 15 anni al 31/12/1995 si applica l’allegato II della L. 213/2023, 2,5% per anno (circ. INPS n. 78/2024; la vecchiaia ne è esclusa, messaggio INPS n. 787/2026). L’ultima retribuzione è stimata dal reddito attuale con la crescita indicata: per i pubblici conta la sola parte fissa e continuativa, quindi con molte voci accessorie la quota A è sovrastimata. Per il misto non c’è massimale contributivo. Il montante passato si rivaluta con i coefficienti ufficiali di ogni anno (serie ISTAT della media quinquennale del PIL nominale, fino a quello del 2025, 1,040445), mentre il tasso inserito vale solo per gli anni non ancora pubblicati; ogni contributo prende i coefficienti dall’anno dopo il versamento fino all’anno prima della decorrenza, come fa l’INPS; Il montante già maturato viene calcolato periodo per periodo: ogni tratto di carriera con la propria aliquota IVS e il proprio reddito medio dichiarato, così che i cambi di gestione siano riflessi nel risultato. Il montante futuro usa il reddito attuale rivalutato per la crescita attesa e l’aliquota della gestione corrente. La rivalutazione del montante non è un parametro di legge fisso: INPS applica ogni anno la media quinquennale del PIL nominale calcolata da ISTAT (coefficiente 1,040445, pari a +4,04%, per le pensioni con decorrenza 2026 — messaggio INPS 27 febbraio 2026 n. 707; +3,66% per il 2025, +2,30% per il 2023, negativo nel 2014 e nel 2021). Il valore proposto dallo strumento è 1,5%: un’ipotesi prudenziale scelta da noi, non una media storica né una stima del futuro. È modificabile e l’effetto è tutt’altro che marginale: su una carriera residua di trent’anni, passare dall’1,5% al 4,04% aumenta il montante finale di circa il 60%. Per questo la scelta va fatta consapevolmente e non lasciata al default. Il capitale necessario usa un tasso di prelievo sostenibile del 4%: è una regola di portafoglio, non una rendita vitalizia e presuppone che il capitale resti investito. Fondo pensione: rendimenti tassati al 20% annuo, prestazione al 15% che scende di 0,30 punti per ogni anno oltre il quindicesimo fino al 9% (art. 11 D.Lgs. 252/2005); tetto di deducibilità €5.300 annui dal 1° gennaio 2026 (L. 199/2025), in luogo dei precedenti €5.164,57. TFR in azienda: rivalutazione annua 1,5% + 75% dell’inflazione ISTAT (art. 2120 c.c.), tassazione separata stimata a partire dallo scaglione IRPEF indicato.

La pensione netta — come è calcolata e cosa non considera. L’IRPEF è applicata per scaglioni con le aliquote in vigore dal 2026 (23% fino a €28.000, 33% fino a €50.000 — ridotta dal 35% dalla Legge di Bilancio 2026 — 43% oltre), meno la detrazione per redditi da pensione dell’art. 13 comma 3 TUIR, che decresce al crescere del reddito e si azzera sopra €50.000. Le addizionali regionale e comunale sono un tuo input perché dipendono dalla residenza. Il calcolo assume che la pensione sia il tuo unico reddito: altri redditi (affitti, anche in cedolare secca, rendite, lavoro residuo) entrano nel reddito complessivo, riducono la detrazione e alzano l’aliquota marginale, quindi il netto reale sarebbe inferiore. Non sono considerate le detrazioni per familiari a carico e per oneri, che invece lo aumenterebbero, né eventuali trattamenti esenti o agevolati. Nel primo anno di pensione le addizionali non vengono trattenute: partono da gennaio dell’anno successivo, quindi il primo netto che vedrai sarà più alto di quello a regime. Il rateo mostrato divide per 13 mensilità; la disponibilità media mensile divide per 12 ed è il numero da confrontare con le uscite di famiglia. Il target di tenore di vita è una quota del reddito netto da lavoro, calcolato con lo stesso metodo della pensione: contributi a carico del lavoratore (9,19% per il dipendente privato, 8,80% per il pubblico, un terzo del 33% per il co.co.co., l’intera aliquota per artigiani, commercianti e professionisti, che però la deducono), IRPEF a scaglioni, detrazione da lavoro dell’art. 13 TUIR (comma 1 per i dipendenti e assimilati, comma 5 per gli autonomi), addizionali indicate da te. Fino a settembre 2026 qui c’era un fattore convenzionale del 78%, corretto solo intorno ai 25.000 euro di reddito: a 42.000 il netto vero è il 68,6%, a 100.000 il 58,2%, e il target — con lui il gap — risultava gonfiato fino a un terzo, per giunta a confronto con una pensione netta calcolata invece in modo esatto. Restano fuori, e alzerebbero il netto da lavoro: detrazioni per familiari a carico e per oneri, trattamento integrativo e ulteriore detrazione per i redditi sotto i 40.000 euro, premi di risultato a tassazione agevolata. Il gap va quindi letto come ordine di grandezza. Nessuna di queste stime sostituisce il cedolino INPS o il modello 730.

Limiti da conoscere. Coefficienti e requisiti vengono rivisti periodicamente e le revisioni dei coefficienti sono state quasi sempre al ribasso: per chi esce fra molti anni i valori qui usati sono quelli di oggi, non una previsione. Il calcolo conta solo i periodi inseriti (riscatti e figurativi compresi, se ci sono nell’estratto), non i periodi scoperti che si potrebbero ancora riscattare né i trattamenti di categoria — sono proprio le voci che, vicino all’uscita, possono spostare la data di maturazione: vanno verificate sull’estratto conto certificativo. La pensione ai superstiti usa le aliquote dell’art. 1 comma 41 L. 335/1995; le soglie di riduzione per cumulo con i redditi sono multipli del trattamento minimo INPS, rivalutato ogni anno e qui impostato a €7.954 annui (611,85 €/mese, circ. INPS n. 6/2026). Il ponte di liquidità considera la sola finestra mobile; nel privato i termini di liquidazione del TFR dipendono dal CCNL e non sono modellati. Con periodi in gestioni diverse i montanti vengono sommati come se confluissero in un’unica pensione: nella realtà questo richiede cumulo, ricongiunzione o totalizzazione, con effetti diversi su importo e requisiti — vedi il modulo 5. Per la proiezione probabilistica del capitale privato vedi la Funzione 04 — Come cresce il capitale nel tempo. Nessuna di queste stime sostituisce l’estratto conto certificativo INPS.
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Strumento a scopo illustrativo ed educativo. La stima della pensione pubblica è puramente indicativa e non sostituisce le proiezioni ufficiali INPS. Non modella gli effetti di ricongiunzioni e totalizzazione né i regimi previdenziali speciali; la quota retributiva del sistema misto è stimata sulle regole generali di ciascuna gestione. Non costituisce consulenza finanziaria ai sensi del D.Lgs. 58/1998 (TUF). Per una valutazione previdenziale personalizzata rivolgiti a un consulente indipendente.

Roberto CavalloConsulente finanziario indipendente · Firenze