Stima quando potrai uscire, quanto prenderai dall’INPS e quanto manca rispetto al reddito che ti serve per vivere.
Quando ti chiedi se la pensione pubblica basterà, e a che età potrai davvero smettere.
Età, contributi già versati, reddito lordo attuale, la gestione in cui versi e l’anno del primo contributo. I contributi versati stanno sull’estratto conto INPS.
La data di uscita, l’assegno stimato, il divario rispetto a quello che hai dichiarato di volere, quanto costa colmarlo, e il ponte fra l’ultimo stipendio e il primo assegno.
Non sostituisce l’estratto conto INPS. Calcola la quota retributiva del sistema misto e conta riscatti e periodi senza retribuzione letti dall’estratto, ma non modella gli effetti di ricongiunzioni e totalizzazione né i regimi previdenziali speciali.
Dove lo trovo · due minuti
- Vai su inps.it ed entra con SPID, CIE o CNS.
- Nella ricerca scrivi «estratto conto contributivo» e apri il servizio.
- Scarica l’estratto in PDF e caricalo qui sopra.
Cosa vogliono dire le etichette dei campi
1 Tu e la tua famigliada compilareetà, sesso, figli
2 Lavoro e contributida compilarereddito, contributi versati, carriera
Come si calcola la quota retributiva · dettagli
Come compilare i periodi
3 TFR e fondo pensionepreimpostatadove va il TFR, il tuo fondo, i contributi
I contributi al fondo pensionequelli che versi o verseresti aderendo: servono anche al confronto del modulo 4
4 Obiettivoda controllarequando esci, quanto ti serve, profilo di rischio
5 Fisco e ipotesifacoltativaIRPEF, addizionali, rendimenti, inflazione
Perché la rivalutazione parte dall’1,5%
Su quali regole
Requisiti di riferimento · età, contributi, finestre
Fotografa la situazione di adesso come scenario, cambia un’ipotesi (età di uscita, contributo al fondo, riscatto, comparto) e salvane un altro: fino a tre, affiancati qui sotto e nella scheda PDF. Il file del cliente salva tutti i dati e gli scenari sul tuo computer, per riaprirli al prossimo incontro.
Il TFR è spesso la decisione previdenziale più sottovalutata. La rivalutazione garantita in azienda sembra sicura, ma il contributo datoriale aggiuntivo del fondo pensione è denaro che altrimenti non riceveresti mai. Qui sotto, le due strade messe a confronto con i tuoi numeri.
Le posizioni a cui non va il TFR: dove arrivano con i versamenti che fai, e quanto coprono del capitale che ti serve.
La soglia per ritirare tutto in capitale si verifica fondo per fondo, non sulla somma delle posizioni. Come funziona e quando conviene →
Perché? Le due differenze che contano
Il menu qui sotto contiene i portafogli modello del Laboratorio e, in fondo, alcune allocazioni dimostrative più spinte. Servono a vedere entrambi gli esiti: fino al portafoglio modello più aggressivo, che vale circa il 65% di azioni implicite, il fondo pensione resta avanti; oltre quella soglia il vantaggio fiscale viene superato dalla capitalizzazione. La domanda non ha una risposta sola: ha una soglia, ed è quella che lo strumento calcola.
A favore del fondo pensione
- Il contributo del datore di lavoro. Nei fondi negoziali si ottiene solo versando la propria quota: è denaro aggiuntivo che nessun ETF può replicare, e da solo ribalta quasi ogni confronto. Qui non è conteggiato: se lo hai, vedi il modulo 4.
- Fuori dall’asse ereditario. In caso di morte prima del pensionamento la posizione va ai beneficiari designati, esente da imposta di successione e sottratta alle quote di legittima. Un portafoglio titoli no.
- Esente da imposta di bollo. Lo 0,2% annuo sul deposito titoli non si applica alla posizione previdenziale: su trent’anni non è una voce marginale.
- Non pignorabile e non sequestrabile nella fase di accumulo, nei limiti dell’art. 11 comma 10 del D.Lgs. 252/2005.
- Vincolo come disciplina. Non poterci mettere mano è un costo per chi è disciplinato e una protezione per chi non lo è.
A favore dell’investimento diretto
- Liquidità piena. Dal fondo si esce prima della pensione solo nei casi previsti: anticipazione fino al 75% per spese sanitarie in qualsiasi momento, fino al 75% per la prima casa e fino al 30% per altre esigenze dopo otto anni di iscrizione. Sanitarie tassate al 15–9%, gli altri due casi al 23%. Tutte le uscite, una per una, nella guida al riscatto del fondo pensione →
- Nessun tetto azionario. Il comparto più aggressivo di gran parte dei fondi si ferma intorno al 60% di azioni: nei negoziali l’esposizione azionaria media sta fra il 25% e il 30%, negli aperti sale al 55-60% per i più giovani (COVIP). Su un orizzonte lungo è un vincolo, non una scelta di rischio, e nella scomposizione qui sopra ha una riga tutta sua.
- Scelta e controllo del portafoglio. I comparti sono pochi, l’asset allocation la decide il fondo e cambiarla significa cambiare comparto; qui scegli strumenti, pesi e ribilanciamenti.
- Nessun rischio di cambio normativo. Aliquote, tetti e regole di erogazione della previdenza complementare sono cambiati più volte, da ultimo con la L. 199/2025: il vantaggio fiscale è una promessa a trent’anni scritta da un legislatore che può riscriverla.
- Il capitale resta tuo, tutto. Nel fondo, salvo le nuove forme di erogazione, almeno il 50% del montante esce come rendita vitalizia: alla morte quella parte, se non reversibile, si ferma. Sotto una certa soglia si può ritirare tutto in capitale: quando e come →
- Minusvalenze. Sugli ETF armonizzati le perdite restano in compensazione per quattro anni, per quanto la separazione fra redditi di capitale e redditi diversi renda il recupero più difficile di quanto sembri.
Normativa e metodo · deduzione, imposte, limiti del confronto
Metodo. Un unico motore simula anno per anno entrambi i percorsi: versamento a inizio anno, costo di gestione e rendimento sul saldo, imposta dove e quando la legge la colloca. La scomposizione del vantaggio non è una stima: ogni riga è la differenza fra due esecuzioni complete dello stesso motore che differiscono per una sola variabile, e la somma delle righe ricostruisce esattamente il totale. I punti di pareggio sono trovati per ricerca binaria sullo stesso motore.
Limiti da conoscere. I rendimenti attesi si ricavano dalla quota azionaria per interpolazione lineare fra due estremi modificabili, proposti all’8,0% e al 2,5%: sono le stesse ipotesi prudenziali dei portafogli modello del Laboratorio (cap sull’azionario, floor sull’obbligazionario), non una previsione. Il rendimento è costante e senza dispersione: alzare la quota azionaria alza la media attesa ma allarga il ventaglio degli esiti, e qui si vede solo la media — la quota azionaria di pareggio va quindi letta insieme alla proiezione probabilistica della Funzione 04, non al posto suo. Le allocazioni dimostrative del menu (80, 90 e 100% di azioni) non sono portafogli modello né proposte di investimento: esistono per mostrare dove cade la soglia, visto che il portafoglio modello più aggressivo si ferma intorno al 65% di azioni implicite e da solo darebbe una risposta sola. Il confronto assume che l’allocazione dichiarata venga mantenuta per tutta la durata: un portafoglio azionario abbandonato nel primo ribasso non produce il rendimento che gli si attribuisce qui, mentre il vincolo del fondo quel rischio di comportamento non ce l’ha. Non sono simulate la volatilità né la sequenza dei rendimenti. Il costo è applicato al saldo di inizio anno; l’imposta di bollo al saldo di fine anno, e si assume che ridurre il saldo riduca anche la plusvalenza imponibile: una semplificazione di pochi punti base a favore dell’ETF. Un risultato annuo negativo non genera imposta ma qui non produce neppure il credito d’imposta che la legge riconosce al fondo. La rendita vitalizia non è modellata: il confronto si ferma al capitale netto, quindi ignora sia il coefficiente di conversione sia la mutualità della rendita. Il contributo del datore di lavoro non è incluso: dove c’è, va aggiunto al modulo 4 e cambia il verdetto. Si assume infine che l’aliquota marginale resti quella dichiarata per tutta la durata: una carriera che attraversa uno scaglione cambia il valore della deduzione.
Come calcoliamo · parametri e fonti, metodo di calcolo, limiti da conoscere
Metodo di calcolo. Pensione con sistema contributivo puro per chi ha il primo contributo dal 1996. Sistema misto per chi ha contributi prima: con meno di 18 anni al 31/12/1995 gli anni fino al 1995 fanno quota retributiva e quelli successivi quota contributiva (art. 1 c. 12 L. 335/1995); con 18 anni o più il retributivo arriva al 31/12/2011 (art. 24 c. 2 DL 201/2011). La quota retributiva è anzianità × aliquota di rendimento × retribuzione pensionabile, in due parti: quota A per l’anzianità al 31/12/1992, quota B per quella successiva. Privati e autonomi: 2% per anno fino a 40 anni, quota A sulla media degli ultimi 5 anni, quota B sugli ultimi 10, rivalutati con l’inflazione più l’1% annuo per la quota B (art. 7 D.Lgs. 503/1992); oltre la prima fascia di retribuzione pensionabile (€56.224 nel 2026, rivalutata con l’inflazione fino all’uscita) il rendimento scende per fasce: quota A 1,50%, 1,25% e 1,00%; quota B 1,60%, 1,35%, 1,10% e 0,90%, con soglie a 1,33, 1,66 e 1,90 volte la prima fascia. Statali: 35% a 15 anni, poi 1,8% per anno fino all’80%, quota A sull’ultima retribuzione. Ex casse del Tesoro (CPDEL, CPS, CPI, CPUG): tabella A della L. 965/1965 (23,865% a zero anni, 37,5% a 15, 100% a 40), quota A sull’ultima retribuzione e quota B sulla differenza di aliquota; per le pensioni anticipate dal 2024 con meno di 15 anni al 31/12/1995 si applica l’allegato II della L. 213/2023, 2,5% per anno (circ. INPS n. 78/2024; la vecchiaia ne è esclusa, messaggio INPS n. 787/2026). L’ultima retribuzione è stimata dal reddito attuale con la crescita indicata: per i pubblici conta la sola parte fissa e continuativa, quindi con molte voci accessorie la quota A è sovrastimata. Per il misto non c’è massimale contributivo. Il montante passato si rivaluta con i coefficienti ufficiali di ogni anno (serie ISTAT della media quinquennale del PIL nominale, fino a quello del 2025, 1,040445), mentre il tasso inserito vale solo per gli anni non ancora pubblicati; ogni contributo prende i coefficienti dall’anno dopo il versamento fino all’anno prima della decorrenza, come fa l’INPS; Il montante già maturato viene calcolato periodo per periodo: ogni tratto di carriera con la propria aliquota IVS e il proprio reddito medio dichiarato, così che i cambi di gestione siano riflessi nel risultato. Il montante futuro usa il reddito attuale rivalutato per la crescita attesa e l’aliquota della gestione corrente. La rivalutazione del montante non è un parametro di legge fisso: INPS applica ogni anno la media quinquennale del PIL nominale calcolata da ISTAT (coefficiente 1,040445, pari a +4,04%, per le pensioni con decorrenza 2026 — messaggio INPS 27 febbraio 2026 n. 707; +3,66% per il 2025, +2,30% per il 2023, negativo nel 2014 e nel 2021). Il valore proposto dallo strumento è 1,5%: un’ipotesi prudenziale scelta da noi, non una media storica né una stima del futuro. È modificabile e l’effetto è tutt’altro che marginale: su una carriera residua di trent’anni, passare dall’1,5% al 4,04% aumenta il montante finale di circa il 60%. Per questo la scelta va fatta consapevolmente e non lasciata al default. Il capitale necessario usa un tasso di prelievo sostenibile del 4%: è una regola di portafoglio, non una rendita vitalizia e presuppone che il capitale resti investito. Fondo pensione: rendimenti tassati al 20% annuo, prestazione al 15% che scende di 0,30 punti per ogni anno oltre il quindicesimo fino al 9% (art. 11 D.Lgs. 252/2005); tetto di deducibilità €5.300 annui dal 1° gennaio 2026 (L. 199/2025), in luogo dei precedenti €5.164,57. TFR in azienda: rivalutazione annua 1,5% + 75% dell’inflazione ISTAT (art. 2120 c.c.), tassazione separata stimata a partire dallo scaglione IRPEF indicato.
La pensione netta — come è calcolata e cosa non considera. L’IRPEF è applicata per scaglioni con le aliquote in vigore dal 2026 (23% fino a €28.000, 33% fino a €50.000 — ridotta dal 35% dalla Legge di Bilancio 2026 — 43% oltre), meno la detrazione per redditi da pensione dell’art. 13 comma 3 TUIR, che decresce al crescere del reddito e si azzera sopra €50.000. Le addizionali regionale e comunale sono un tuo input perché dipendono dalla residenza. Il calcolo assume che la pensione sia il tuo unico reddito: altri redditi (affitti, anche in cedolare secca, rendite, lavoro residuo) entrano nel reddito complessivo, riducono la detrazione e alzano l’aliquota marginale, quindi il netto reale sarebbe inferiore. Non sono considerate le detrazioni per familiari a carico e per oneri, che invece lo aumenterebbero, né eventuali trattamenti esenti o agevolati. Nel primo anno di pensione le addizionali non vengono trattenute: partono da gennaio dell’anno successivo, quindi il primo netto che vedrai sarà più alto di quello a regime. Il rateo mostrato divide per 13 mensilità; la disponibilità media mensile divide per 12 ed è il numero da confrontare con le uscite di famiglia. Il target di tenore di vita è una quota del reddito netto da lavoro, calcolato con lo stesso metodo della pensione: contributi a carico del lavoratore (9,19% per il dipendente privato, 8,80% per il pubblico, un terzo del 33% per il co.co.co., l’intera aliquota per artigiani, commercianti e professionisti, che però la deducono), IRPEF a scaglioni, detrazione da lavoro dell’art. 13 TUIR (comma 1 per i dipendenti e assimilati, comma 5 per gli autonomi), addizionali indicate da te. Fino a settembre 2026 qui c’era un fattore convenzionale del 78%, corretto solo intorno ai 25.000 euro di reddito: a 42.000 il netto vero è il 68,6%, a 100.000 il 58,2%, e il target — con lui il gap — risultava gonfiato fino a un terzo, per giunta a confronto con una pensione netta calcolata invece in modo esatto. Restano fuori, e alzerebbero il netto da lavoro: detrazioni per familiari a carico e per oneri, trattamento integrativo e ulteriore detrazione per i redditi sotto i 40.000 euro, premi di risultato a tassazione agevolata. Il gap va quindi letto come ordine di grandezza. Nessuna di queste stime sostituisce il cedolino INPS o il modello 730.
Limiti da conoscere. Coefficienti e requisiti vengono rivisti periodicamente e le revisioni dei coefficienti sono state quasi sempre al ribasso: per chi esce fra molti anni i valori qui usati sono quelli di oggi, non una previsione. Il calcolo conta solo i periodi inseriti (riscatti e figurativi compresi, se ci sono nell’estratto), non i periodi scoperti che si potrebbero ancora riscattare né i trattamenti di categoria — sono proprio le voci che, vicino all’uscita, possono spostare la data di maturazione: vanno verificate sull’estratto conto certificativo. La pensione ai superstiti usa le aliquote dell’art. 1 comma 41 L. 335/1995; le soglie di riduzione per cumulo con i redditi sono multipli del trattamento minimo INPS, rivalutato ogni anno e qui impostato a €7.954 annui (611,85 €/mese, circ. INPS n. 6/2026). Il ponte di liquidità considera la sola finestra mobile; nel privato i termini di liquidazione del TFR dipendono dal CCNL e non sono modellati. Con periodi in gestioni diverse i montanti vengono sommati come se confluissero in un’unica pensione: nella realtà questo richiede cumulo, ricongiunzione o totalizzazione, con effetti diversi su importo e requisiti — vedi il modulo 5. Per la proiezione probabilistica del capitale privato vedi la Funzione 04 — Come cresce il capitale nel tempo. Nessuna di queste stime sostituisce l’estratto conto certificativo INPS.
Strumento a scopo illustrativo ed educativo. La stima della pensione pubblica è puramente indicativa e non sostituisce le proiezioni ufficiali INPS. Non modella gli effetti di ricongiunzioni e totalizzazione né i regimi previdenziali speciali; la quota retributiva del sistema misto è stimata sulle regole generali di ciascuna gestione. Non costituisce consulenza finanziaria ai sensi del D.Lgs. 58/1998 (TUF). Per una valutazione previdenziale personalizzata rivolgiti a un consulente indipendente.